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Voto per la peste del 1386 2

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Agost. Pegrassi


Ci sono alcuni particolari da osservare: nell'affresco non c'è il simbolo della croce, ma il corpo sofferente degli uomini; le figure sono avvolte da un'atmosfera di pacatezza e condivisione; l'ostensorio proietta un ombra sul volto del celebrante lasciandone in luce la fronte.

Sono note che colgo come un invito a non cercare parole e a fare silenzio davanti al mistero inaudito di un Dio, che "esce" dalla sua dimora per farsi incontro all'uomo e al suo dolore.





Al centro della volta dell'abside, all'interno di cinque cerchi concentrici dai colori sfumati, Angelo Pegrassi ha rappresentato la colomba, simbolo tradizionale dello Spirito; e sulle "vele", che si dipartono da questo nucleo centrale, ha raffigurato
i quattro santi francescani maggiormente conosciuti.

Attraverso di loro, l'amore di Francesco per la
Madre del Signore che ha reso Dio nostro fratello (FF. 786) e ne è stata figlia, ancella e sposa (FF. 281) e di cui ha voluto seguire la via e la povertà (FF. 140) essi hanno saputo custodire e alimentare la dottrina mariana della Chiesa e la fede popolare.






Nel loro insieme le figure non s'impongono, quasi si perdono nel tenue cielo stellato e le nuvole leggere che emergono appena dallo sfondo, anche il saio francescano è molto chiaro; risaltano invece le aureole dorate.

Le quattro figure s'individuano per un
elemento distintivo: il giglio di Antonio da Padova, il simbolo del Nome di Gesù di Bernardino da Siena, il calamo, il libro e il cappello cardinalizio posato a terra di Bonaventura da Bagnoreggio e il nastro con la scritta "Potuit ergo feci" di Duns Scoto, strenuo difensore del dogma dell'Immacolata Concezione.




Ad osservare attentamente, le figure si distinguono nettamente, oltre che per gli oggetti particolari, per l'espressione del volto, dai tratti molto realistici, voluti dal gusto e dall'abilità del Pegrassi per la ritrattistica.

I quattro santi teologi francescani hanno avuto in comune la radice agostiniana -
fides quaerens íntellectum - che durante tutto il Medioevo corre parallela a quella tomista.




La loro mariologia è fondata sull'esegesi biblica e sostiene alcuni aspetti particolari della vita e del ruolo di Maria di Nazareth: la maternità reale, fisica e divina, l'immacolata concezione e la virginità della Madre di Dio, la sua funzione di mediatrice di salvezza, la sua fede modello della vita cristiana.

I Minori, voluti da Francesco per condividere la vita del popolo, nel corso della storia sono diventati di fatto interpreti e difensori soprattutto dei dogmi dell'Immacolata Concezione (8) e dell'Assunzione (9), sull'affermazione dei quali ha avuto un ruolo trainante la fede popolare dell'Occidente e dell'Oriente cristiano, pur nel silenzio delle Scritture.



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