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Voto per la peste del 1386 1

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Agost. Pegrassi

L'affresco di sinistra rappresenta Il voto per la peste del 1386.


Nel XIV sec. gli abitanti della zona della Marcelliana si erano ormai spostati a vivere nella Marcelliana nuova, detta più tardi
Montis Falconis, costruita a ridosso del Carso.



Nell'affresco il Pegrassi la identifica con le mura cittadine e la Rocca che si staglia nel suo ruolo di sentinella contro il cielo chiaro, quasi fosse un centrale punto prospettico di questa zona di confine, battuta da orde barbariche e invasioni turche, con il loro strascico di devastazione, carestie e pestilenze.

Una delle più gravi fu appunto la peste levantina del 1386. In mancanza di dati scientifici, la peste era vissuta come il misterioso nemico, potente e sterminatore quanto un diluvio universale; il cristiano poteva combatterlo solo con la fede, opponendogli la potenza di Dio e della Vergine Madre.


In quella circostanza, gli abitanti della zona fecero voto di recarsi in processione ogni sabato nel Santuario della Marcelliana. Era questo un modo di sentirsi comunità, più forti perché meno soli di fronte alla paura e al pericolo (7).

L'affresco del Pegrassi compone una scena molto dinamica, una rappresentazione corale cui partecipano tutte le categorie di persone, dal clero ai mendicanti, dagli ammalati ai sani che li sostengono.
L'affresco è composto di due aree: quella di sinistra rappresenta la processione con figure composte, sempre fortemente caratterizzate dai tratti e dall'espressione del volto, in quella di destra ci sono le figure e i volti del dolore.

Gli abiti degli
ecclesiastici che accompagnano il baldacchino processionale, bianchi a manica larga e pendente come l'abito dell'anziano dell'affresco di destra, lasciano pensare che si tratti di monaci Benedettini. Il celebrante porta l'ostensorio e indossa il ricco piviale in uso per le solennità.

Il baldacchino è accompagnato da stendardi mossi, si direbbe, dalla bora; quello di sinistra è portato da un
giovane compreso dal suo ruolo, vestito di azzurro, colore della Confraternita della B.V. Marcelliana.



Un cavaliere, appena accennato sembra voler entrare di forza con il suo cavallo nella rappresentazione.

La sua figura fa da sfondo alla rappresentazione di una donna che richiama l'elegante postura delle matrone romane, è seduta con lo sguardo rivolto al bambino inerme che ha in grembo, un braccino del quale quasi si confonde con il colore del cavallo.

In primo piano nella zona di destra è rappresentato un
vecchio a terra, lacero, con gli arti paralizzati, la stampella abbandonata, lo sguardo rivolto all'ostensorio.

Alle sue spalle
una coppia: lei è devotamente inchinata, il corpo di lui è totalmente abbandonato sul Tettuccio coperto da un lenzuolo bianco; dietro, una donna si copre il volto con le mani, un' "addolorata" accompagnata da una bambina che rimane triste, nell'ombra, con il vestito rosso e i capelli acconciati com'era in uso tra bambine della regione fino nel primo Novecento.


Un'altra donna, con un copricapo rosso regge un giovane senza vita, un vecchio cencioso seduto a terra con un'espressione stanca, una giovane madre vestita di bianco con un piccolo abbandonato nel sonno o nella malattia tra le sue braccia, e altri volti, arti umani, elementi di umanissima pietà, alcuni appena accennati si profilano verso destra, lasciando l'impressione di un ben più lungo itinerario di sofferenza cui la processione sta andando incontro.

Nell'affresco compare solo l'ingresso del Santuario che custodisce la statua della B.V.Marcelliana; il pane, simbolo dell'umanità, che nell'antica immagine la Madre porge al Figlio, diventa qui il protagonista centrale, il motivo che spiega presenze tanto diverse.



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