SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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Santo Natale

Liturgia della Domenica 2011 > Natale

25 Dicembre 2011
Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo

"Oggi è nato per noi il Salvatore!"

Spogliati della tua tristezza!

Cari fratelli: è Natale, la festa del Dio-con-noi, dell'Emanuele. È Natale, la festa del Verbo fatto carne: l'Impassibile si sente trascinato da un'immensa passione d'amore. Sì, il Natale ci rivela il carattere passionale dell'incarnazione: rivela la passione di Dio per l'uomo. Il Natale è l'inizio delle nozze tra Dio e l'umanità, l'inizio di un amore che sarà più forte della morte (cf. Ct 8,6).

E se è certo che «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35), allora il Natale non è solo la festa della gioia dell’uomo perché si sente amato, ma anche la festa della gioia di Dio perché ama. A Natale tutto invita alla gioia. E il motivo di questa gioia è semplice, e a volte umanamente incredibile, comprensibile solo a partire dalla fede: Dio ci ha visitati, la carne di Dio si è fatta solidale con la nostra debolezza. Finalmente l'uomo è abbracciato da chi lo ama.

È la gioia del Natale comunicata ai poveri, ai semplici, ai puri di cuore, come Maria, i pastori, Giovanni, Francesco. Dio non si rivela ai sapienti e ai prudenti (cf. Lc 10,21), sceglie quello che il mondo disprezza (cf. 1Cor 1,28). Lui, «il Pastore grande delle pecore» (Eb 13,20), si mostra agli ultimi, come i pastori, agli umili, come Maria, ai piccoli, come Francesco, a quanti si ritirano per lasciarlo crescere, come Giovanni. La grandezza dell'amore di Dio si manifesta nel farsi piccolo. Allo stesso modo, la grandezza dell'uomo si mostra nel lasciare spazio a Colui per la cui nascita una legione dell'esercito celeste loda Dio dicendo: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2,14).
Rallegriamoci, fratelli, perché è arrivato il momento promesso.
Rallegriamoci, facciamo festa, partecipiamo alla gioia di Dio! (cf. Sof 3,14-17).

Sì, abbiamo ragioni in abbondanza per rallegrarci. Quelli che non sanno leggere i segni dei tempi con gli occhi di Dio, di fronte alle difficoltà che la Chiesta sta attraversando, di fronte alle difficoltà della società sono convinti che ci siano molte ragioni per essere preoccupati e si lasciano trasportare dalla tristezza, inducendo gli altri allo sconforto. Sono molti quelli che, di fronte alla realtà attuale, stanno vivendo la stessa esperienza dei discepoli di Emmaus prima d'incontrare il Risorto, riflessa in quel «noi speravamo...» (Lc 24,21). Quelli, invece, che sanno leggere tutto attraverso Dio, senza chiudere gli occhi di fronte a queste realtà che abbiamo appena descritto, scoprono mille motivi di gioia. Queste persone assumono la realtà non come una sconfitta, ma come una sfida, un’opportunità e un kairós. E tutto ciò perché sanno che il Signore è venuto per rimanere con noi, per camminare al nostro fianco tutti i giorni, fino alla fine dei tempi (cf. Mt 28,21).

In questi tempi delicati e duri è quanto mai necessario testimoniare la gioia, la gioia dello stesso Gesù: «vi ho detto questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). La gioia piena, per noi credenti, è una responsabilità: chi ha provato l'amore di Dio e lo ama con cuore aperto e grato, non può non provare questa gioia che nessuno potrà portargli via (cf. 2Cor 7,4; Col 1,24). Anzi, scoprirà la necessità di testimoniare questa gioia che inonda il suo cuore in mezzo a chi sta vivendo le stesse situazioni. E la sua vita sarà un canto, e il suo canto farà sì che la vita degli altri sia una vita aperta alla speranza.

Per noi che crediamo in Cristo, il Natale è un invito pressante ad essere testimoni della gioia in un mondo triste, malgrado le tante distrazioni o, probabilmente, a causa delle tante distrazioni, che lo allontana dalla vera ragione per cui gioire: Cristo Gesù. Cari fratelli: essendo la gioia una responsabilità per noi, in quanto cristiani e in più figli di Francesco, non possiamo privare il mondo della testimonianza di questa ineffabile e gloriosa gioia (cf. 1Pt 1,8-9), che nasce dalla fede in Cristo e che consiste in una vita in Dio.

Se il pericolo della routine, della demotivazione, della tristezza, della mediocrità e della mancanza di passione nella dedizione si fa presente nelle nostre vite, questo traspare dai nostri volti. Soffriamo e, senza volerlo, facciamo soffrire, poiché non ci sentiamo felici. In tali situazioni, se uno non vuole intraprendere un cammino senza ritorno, è necessario tornare al primo amore, a riscoprire il Dio con noi. È necessario tornare alla preghiera, fonte da cui scaturisce la gioia dell’incontro con il Signore, fuoco contro il freddo dell’indifferenza, della demotivazione e della tristezza. Quando preghiamo, il nostro cuore si libera di tante scorie e ci libera dai capricci di un umore passeggero. Inoltre, quando entriamo nella nostra stanza e nel segreto preghiamo al Padre (cf. Mt 6,6), proviamo una nuova grande gioia: quella di intercedere per gli altri. Come per Francesco, anche per noi l’esperienza di Dio deve essere la prima fonte di gioia. D’altro canto, è necessario scoprire la bellezza della fraternità aperta alla Chiesa, al mondo e alla creazione tutta.

L’inverno che stiamo attraversando non deve essere visto come un cammino di morte, ma come un tempo di potatura, il tempo propizio per lavorare alle radici, per tornare all’essenziale, per lasciarci incontrare di nuovo da Dio. Il resto lo farà Lui e la nostra vita tornerà ad essere un canto alla gioia.
Il Natale ci interroga nel profondo se stiamo vivendo o meno la gioia del Dio-con-noi. L’umanità ha bisogno di una vita cristiana e francescana che sia trasparenza di Cristo e che si manifesti nella donazione totale, gioiosa e appassionata.
Siamo missionari più per ciò che siamo che per ciò che facciamo o diciamo. Essere gioiosi, trasformare i nostri atteggiamenti deprimenti, negativi e disfattisti in atteggiamenti entusiastici, positivi e forieri di speranza, è la condizione sine qua non di un annuncio credibile del Vangelo.

San Francesco ci mostra il cammino per arrivare a seminare la gioia: lasciare che Cristo entri nei nostri cuori, nella nostra vita, e camminare mano nella mano con gli altri. Con un abbraccio di Pace e Bene, auguro a tutti voi: un gioioso e felice Natale!

Fr. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, Ministro generale, OFM



Ti ringrazio, Signore,
perché vieni sull'asinello e non sui cherubini,
vieni nell'umiltà non nella grandezza,
vieni nelle fasce non nell'armatura di un guerriero,
vieni nella mangiatoia non sulle nubi del cielo,
fra le braccia di tua Madre
non sul trono della tua maestà.
Vieni nell'anima e non sui cherubini,
tu vieni verso di noi non contro di noi,
vieni per salvare non per giudicare,
per visitarci nella pace
non per condannare nel furore.
Se vieni cosi, Signore Gesù,
invece di fuggirti noi correremo verso di te.


Pietro di Celle,
abate benedettino, vescovo di Chartres
(1125 - 1183)


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