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San Gaudenzio e la comunità degli Osserini

Il SANTUARIO > DEVOZIONE

San Gaudenzio da Ossero

Probabilmente San Gaudenzio era un discepolo di San Romualdo e la sua vocazione e la sua formazione ebbero luogo presso la scuola benedettina di San Pietro in Ossero (in croato Osor, località della Croazia situata sull'isola di Cherso, amministrativamente compresa nel comune di Lussinpiccolo). Nel 1024 divenne vescovo di Ossero da dove diede un forte impulso all'espansione ed all'organizzazione dell'ordine benedettino in tutto l'Arcipelago del Quarnero.
La sua elezione a vescovo avvenne anche grazie alla devozione del popolo, che lo conobbe, prima come sacerdote e poi come eremita, uomo saggio, buono e giusto.
A causa di un inganno, ordito dalla nobiltà del luogo, amareggiato per le gravi incomprensioni conseguenti, decise in un primo tempo di rinunciare alla Diocesi ritirandosi in eremitaggio ma poi volle legittimarsi direttamente con il Papa e si recò a Roma, dove il suo ruolo fu solennemente confermato.
Durante il suo ritorno verso Ossero si ammalò e morì a Portonovo di Ancona nel 1044.
Tanti miracoli gli sono stati attribuiti ma quello che forse è più famoso è la cacciata delle vipere dalle isole dei Lussini e di Cherso ed ancora oggi gli osserini gli tributano un grande affetto e gli rivolgono devoti le loro preghiere e speranze.

L'inno a San Gaudenzio


Il ritrovo degli osserini

Quello del 1 giugno 2014 è il 66° convegno degli osserini che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si sono trovati, per la gran parte, sparsi nel mondo, strappati dalle loro terre, dal loro mare e dalle loro case, ma con il desiderio, sempre vivo, di ritrovarsi tutti assieme almeno una volta l'anno attorno al loro santo patrono.
Purtroppo questi convegni non hanno potuto tenersi nella bellissima cattedrale di Ossero (foto sotto) per la persecuzione, verso i connazionali, perpetrata dalle autorità jugoslave nel secondo dopoguerra, ma la tenacia di questa gente ha permesso di trovare un luogo, altrettanto legato alla devozione cristiana, il santuario della Marcelliana, per cui hanno trovato una casa per San Gaudenzio e questa festa è diventata una vera tradizione.
Dai racconti di quanti hanno vissuto ad Ossero, si ricava come la forza della comunità, unita allo spirito cristiano della solidarietà e della carità, aveva permesso la vita di tanti isolani che, con la fatica di strappare anche un solo metro quadro di terra alle sterminate pietraie, erano riuscite a rendere fertili le vallate alle pendici del monte Ossero, ad allevare greggi di pecore e capre ed a sviluppare un popolo marinaio che ha solcato i mari di tutto il mondo, portando ovunque con se la devozione verso San Gaudenzio.
Le lacerazioni che sono seguite alla Guerra hanno separato le famiglie e gli amici per cui la vita, sia ad Ossero, sia negli altri luoghi in cui sono approdati gli esuli, non è più stata quella felice e spensierata della cittadina romana prima e veneziana poi.
Però la festa di oggi sarà una grande occasione per rivivere i ricordi, gli aneddoti, le cantate di quel tempo stando di nuovo assieme come nella piazza della cisterna. Questo raduno sarà anche un'occasione per far capire alle nuove generazioni quanto sia importante lavorare con tenacia per la pace, tra i popoli, tra i Paesi, tra e nelle famiglie, perché l'insegnamento, certamente troppo duro che l'esodo ci ha lasciato, è che dalla guerra nessuno esce vincitore, tutti perdono qualcosa, qualcosa di prezioso e non rimpiazzabile: la comunità.

Enrico A.



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