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Riflessioni

La PARROCCHIA > Gruppi Parrocchiali > Consiglio Pastorale Parrocchiale

Spunti di riflessione:

C.P.P. 21/09/2010: LA VITA DELLA PRIMA COMUNITÀ CRISTIANA (Ap 2. 42-47)

L'autore degli Atti inserisce qui il primo di una serie di "sommari" che hanno lo scopo di illustrare la vita e la testimonianza della Chiesa delle origini.

Quattro sono le colonne fondamentali che reggono la comunità cristiana: l'insegnamento degli apostoli, la koinonìa (cioè la comunione fraterna nei beni), la frazione del pane (la celebrazione eucaristica in memoria di Cristo) e le preghiere nel tempio. Luca esalta in particolare la koinonìa (si legga anche 4, 32-37), segno di una condivisione efficace delle proprietà personali. È questa testimonianza forte e gioiosa ad attirare molti alla nuova religione.
La
perseveranza nell'insegnamento degli apostoli è fondamentale per approfondire la fede che i credenti hanno abbracciato e della quale gli apostoli sono i maestri autentici ("Abbiamo visto il Signore" Gv 20,25).
L'unione fraterna
("koinonìa') si manifestava nella comunione dei beni materiali, venduti volontariamente, dando il ricavato agli Apostoli per essere usato a vantaggio dei bisognosi. Naturalmente l'anima di questo comportamento è l'amore fraterno dei cristiani.
La perseveranza nella
frazione del pane, si riferisce alla celebrazione eucaristica, indicata nei primi tempi col gesto rituale dello spezzare il pane consacrato in vista della distribuzione (1 Cor 10,16). Questa celebrazione, che caratterizzava in modo eminente la comunità cristiana, si svolgeva, come ci viene detto dopo, in case private: "Spezzavano il pane a casa" (v. 46), ma non viene indicata la frequenza (ma cfr. 20,7).
La frequenza nella
preghiera. I cristiani frequentavano ancora il Tempio (2,46; 3,1; ecc..), ma qui si tratta forse di preghiere propriamente cristiane, come quella di 4, 24-30. Ma senza scendere a una determinazione particolare, si deve ritenere che le quattro "perseveranze" erano praticate simultaneamente dai cristiani e in modo comunitario: esse continuano a essere un ideale anche per le nostre comunità.


C.P.P. 18/10/2010: ... LA MIA COMUNITÀ

La traversata della vita domanda tanti remi e tante braccia
Dio ci ha dato dei fratelli nella fede e delle guide.
Solo insieme si può "passare" felicemente all'altra riva.
Avere dei fratelli fa bene al cuore e fa vivere nella storia il Vangelo. E poi se se si è insieme, Lui è in mezzo a noi.

PAROLA DI DIO

Erano assidui nell'ascoltare linsegna-mento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. (Atti)

PREGHIERA
Noi Ti lodiamo e Ti rendiamo grazie, o Padre.
Tu che doni al popolo cristiano, per le mani dei tuoi ministri,tesori inestimabili del Vangelo e dell'Eucaristia, fulcro di ogni edificazione comunitaria:

Fa' che alla scuola del Tuo Figlio crescano in comunione di fede, speranza e carità, per divenire il lievito che fermenta

tutta la realtà umana.
Aiutali a portare in ogni ambiente e situazione di vita la forza rinnovatrice del Tuo Spirito.
Raduna gli uomini lacerati e dispersi nell'unica famiglia pacificata nel Tuo Amore.
Maria, madre di Cristo e madre della Chiesa,
prega per noi.

C.P.P. 15/11/2010: ... SEGUIRE LA STELLA

Seguire la stella è l'indicazione che dal Vangelo giunge ai cercatori di Dio. E il percorso di Magi e di pastori. E l'invito a ogni credente, a cercare luminosi segni della presenza di Dio nella nostra vita.
La liturgia come ogni anno ci propone il percorso d'Avvento, un'occasione per prepararci alla celebrazione del mistero del Natale.

Ci sono due atteggiamenti che accompagnano l'Avvento:
• l'atteggiamento della vigilanza
• e quello della gioia.

L'atteggiamento della vigilanza è connaturale all'esperienza cristiana. Ci è raccomandato di continuo dal Vangelo: l'ammonizione a "vegliare", a "stare attenti", ad "aver cura" è incessantemente posta da Gesù ai suoi discepoli e dai discepoli ai cristiani di ogni tempo. È un vegliare legato a sé, alla propria condotta, alla vocazione ricevuta.
Basilio, un padre della Chiesa, diceva: "Che cosa è proprio del Cristiano? Vigilare ogni giorno e ogni ora ed essere pronto nel compiere perfettamente ciò che è gradito a Dio, sapendo che il Signore viene nell'ora che non conosciamo".
Si vigila perché è tipico di chi è di Cristo (ovvero cristiano) preparare la strada al Signore: cioè aiutare a leggere i segni della presenza di Dio, a renderli comprensibili. E ciò che ha fatto Giovanni il Battista, figura emblematica dell'Avvento. E ciò che richiama la figura biblica della sentinella che veglia nella notte, una figura altamente evocativa.
Il compito della sentinella non si esaurisce nel vegliare, anzi, essa è "vigile per ... ", "in funzione di ... ". E vigile per avvisare del pericolo, per vegliare sull'incolumità degli altri. Non siamo chiamati a vigilare per vigilare, ma la vigilanza è necessaria a "scrutare" il mistero di Dio.

L'atteggiamento della gioia ci trova forse un po' più preparati. Ma anche qui è bene sgombrare il campo da equivoci di vario genere. La gioia non è l'euforia superficiale; non è lo stordimento momentaneo, neanche la felicità di un avvenimento che subito si cancella dalla memoria o viene spazzato via da un altro che la distrugge. È dono che permette di guardare la realtà nella sua completezza. È quella realtà a cui il Vangelo fa continuamente riferimento: "Vi annuncio una grande gioia: il Signore è risorto; vi è nato un bambino»; ovvero ci dice che la presenza di Dio è esperienza visibile, sperimentabile. E questo è ciò di cui si alimenta la gioia del cristiano: la gioia è esperienza, esperienza della vicinanza del Signore e non solo un convincimento razionale.

Vigilanza e gioia sono due atteggiamenti che ci accompagnano nell'azione principe dell'Avvento: l'attesa del Signore che viene.
Attendere è una delle dimensioni più importanti nella vita dell'uomo. Ognuno di noi venendo al mondo è stato causa e motivo d'attesa, e questa dimensione accompagna costantemente il mistero irripetibile del nostro essere.
La ciclicità dell'anno liturgico della Chiesa si apre con il tempo dell'Avvento. Un tempo dove si attende per incontrare, per incominciare un cammino.
È il messaggio forte dell'Avvento, la certezza del Signore che viene, che non si stanca di noi. Viene in modo inatteso, con modalità superiori ad ogni nostra aspettativa.
Ecco perché la Chiesa ci invita a vegliare. Significa non chiudere mai la porta, significa permettere che il desiderio crei nella mia vita uno spazio nel quale il Signore possa venire.
Significa dare al Signore che viene un luogo dove abitare, un cuore, una vita. L'Avvento è il tempo per desiderare questo.
A illuminare questo percorso, questo tempo, la luce delle stelle che il Signore dissemina nelle nostre vite. Un percorso di luce dove scopriamo testimoni dell'amore di Dio: Giovanni il Battista, Giuseppe, Maria, i Magi, i pastori.
Buon Avvento.



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