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Perché questi incontri

La PARROCCHIA > Catechismo > Gli incontri con i genitori

Perché?

Perché questi incontri con i genitori dei ragazzi delle Prime Comunioni?

Viviamo in una situazione nella quale la dimensione della comunità cristiana è difficile da stabilirsi. Qualcuno intende per comunità cristiana tutti quelli che in qualche modo si sentono legati a un credo; altri attribuiscono questo nome genericamente a quanti partecipano alle celebrazioni liturgiche; altri ancora restringono questo significato alle persone che attivamente promuovono la vita e la presenza della Chiesa in un ambiente preciso quale può essere la parrocchia.
Non siamo qui a dare un giudizio sulla fede delle singole persone, anche se indubbiamente possiamo dire che la consapevolezza di appartenere a una comunità di credenti è molto debole. Molto spesso, chi vive la fede la sente come un suo fatto personale.
In questo contesto, ci rendiamo conto che, a seconda dei vari tipi di consapevolezza dei genitori nei confronti della propria fede, esistono le più disparate motivazioni per condurre i propri figli alla Prima Comunione. Non tutte queste motivazioni sono coerenti con una autentica vita di fede.
Il sentimento e la gioia della festa, che si sente come una bella tradizione, sono spesso le uniche motivazioni e altrettanto spesso sono molto lontane dal significato dell’Eucarestia, alla quale i ragazzi si preparano come inizio di un percorso di vita e non come punto finale di un corso di catechesi.

Da adulti, dobbiamo riflettere su alcune domande.
Noi, che siamo gli educatori di questi ragazzi, viviamo una vita di fede?
La nostra vita quotidiana esprime questa nostra fede?
Possiamo certamente non trovarci perfetti, ma esiste almeno una sincera volontà di vivere il Vangelo?
Altrimenti, cosa abbiamo garantito quando ci siamo assunti la responsabilità di battezzarli ed educarli alla fede? E che cosa possiamo ancora garantire oggi che li portiamo alla Prima Comunione?
Il problema più rilevante per l’educazione alla vita cristiana non è la scuola di religione, non è il corso in preparazione della Prima Comunione, ma siamo noi stessi come genitori ed educatori.
Non possiamo educare a ciò in cui non crediamo veramente.

Ecco il perché e l’importanza di questi nostri incontri: chiarire la nostra fede, verificare la nostra volontà, sia pure riflettendo su quanto i ragazzi faranno per prepararsi al sacramento della riconciliazione e alla Prima Comunione.
L’obiettivo è renderci consapevoli che la famiglia, le persone con cui il bambino e la bambina vivono, costituiscono il primo testimone, formatore ed educatore alla vita di fede; il comportamento di queste persone è il primo incontro con la fede in Gesù che i bambini e le bambine ricevono. Se io parlo in un modo e agisco in un altro, quale sarà il riflesso nella coscienza del bambino e della bambina?


Prima Comunione

La Prima Comunione è il momento in cui la persona incomincia a vivere a pieno titolo la vita della comunità cristiana.
Per i primi cristiani era la naturale conseguenza del Battesimo-Cresima che avevano appena ricevuto. Il cristiano che vive la vita della sua comunità prende pienamente parte ad essa proprio nel celebrare l’Eucarestia, pilastro fondamentale per l’esistenza della comunità stessa.
Vedremo più avanti il significato evangelico dell’Eucarestia, per ora è importante che ci rendiamo conto di trovarci davanti ad un fatto che è essenzialmente espressione di una vita di fede in Cristo nella comunità dei credenti.
Quanto di tutto questo potranno capire i bambini e le bambine? Non lo sappiamo, ma è certo che più che le nostre parole sarà importante il nostro comportamento perché la vita cristiana non è imparare un insieme di nozioni ma, appunto, fare un’esperienza di vita seguendo l’insegnamento di Gesù. Questo deve essere il primo motivo per cui portiamo i nostri ragazzi e le nostre ragazze alla Prima Comunione.


Criteri

I criteri generali che fanno da base per gli incontri con i ragazzi e le ragazze non si trovano scritti esplicitamente nelle schede, ma sono ben presenti in chi gestisce il corso e lo ha progettato. Fondamentalmente riguardano il modo di concepire la vita cristiana e in particolare quella che comunemente chiamiamo la “morale cristiana”.

E’ ancora molto diffusa l’abitudine mentale di considerare la morale cristiana come un’osservanza di leggi e di precetti che ci venivano insegnati e che un tempo si imparavano a memoria tenendoli presenti per il nostro esame di coscienza. La nostra attenzione era di non trasgredirli e, nel caso lo avessimo fatto, subentrava in noi la consapevolezza di aver commesso un peccato. In questo contesto abbiamo appreso i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa e le tradizioni religiose popolari.
Diciamo pure che per molti, l’impostazione della vita cristiana aveva un aspetto prevalentemente “legale” ed individuale. C’era nella nostra mente una serie di “non fare” e di “tu devi” che diventavano le regole del buon vivere cristiano.
E’ chiaro che in questo contesto era molto importante “conoscere”, sapere il catechismo che ci forniva le domande e le risposte concrete, esaurienti e definitive sulla nostra vita.

Chiediamoci: ma perché qui da noi e altrove, con tutto questo “sapere” diffuso per secoli, non abbiamo una comunità cristiana vivace, convinta, presente nella realtà attuale?
Evidentemente c’è differenza tra conoscenza di nozioni e leggi “cristiane” e vita cristiana.
Diciamo allora chiaramente che questa impostazione di carattere “legale” era la morale dei “no”, la morale del minimo richiesto per dire di essere ancora nella condotta di un cosiddetto buon cristiano, ma nulla più.
In questo modo l’atteggiamento del cristiano diventa un atteggiamento passivo, di chi al massimo esegue quanto gli viene detto; mancano il richiamo ad una responsabilità creativa, alla ricerca, al confronto, all’impegno in senso positivo.

Se guardiamo alla vita e alle scelte di Gesù Cristo, e noi siamo cristiani proprio perché vogliamo seguire Lui, ci accorgiamo che l’impegno morale da Lui richiesto è ben altro da quello minimo di seguire le leggi. Anzi, molte volte Gesù stesso va oltre le leggi, e talvolta trasgredisce le leggi del suo popolo e della sua religione in nome di valori che superano le leggi stesse: valori che si possono sintetizzare nell’amore per il Padre e per la persona umana.
La morale cristiana è in effetti la morale dell’amore, non della legge e della paura. Viverla in questo modo non è più facile, come qualcuno ha già pensato. Non è una morale “più comoda” di quella “legale” e ne vediamo i motivi.
Per fare un esempio abbastanza semplice e chiaro: non ammazzare (quinto comandamento) è una azione che compiamo con relativa facilità; amare l’altro nella situazione concreta che si vive di volta in volta significa essere attenti al bene dell’altro, significa ascoltarlo, capirlo, sentirsi uniti a lui e dargli quel qualcosa di cui ha bisogno. E’ chiaro che il secondo aspetto impegna molto di più. Una morale impostata evangelicamente sull’amore richiede di essere attivi, creativi, di assumersi delle responsabilità nelle proprie scelte.

Negli incontri in preparazione al sacramento della riconciliazione e alla Prima comunione cercheremo di non avere in mente la morale del “no”, ma una morale che spinga ad una costruzione positiva della vita. L’impegno non sarà quello di non fare il male, ma quello di fare il bene. In questo senso la vita cristiana viene ad essere un impegno ad incontrare e seguire Gesù Cristo più che a seguire norme e tradizioni. Il centro della vita cristiana è nell’incontro e nel rapporto costante con Gesù Cristo.
Per questi motivi il corso che i ragazzi seguiranno vuole portare alla scoperta della figura di Gesù e, attraverso Lui, capire il significato della vita e, in questo particolare momento, della loro Prima Comunione.

In ogni caso, questo percorso ha poche possibilità di riuscita educativa se gli adulti che vivono con i ragazzi e le ragazze non daranno la loro collaborazione, seguendo i ragazzi ed aiutandoli a comprendere quanto sarà a loro proposto. Con una attenzione: più che le parole sarà il nostro comportamento ad aiutare il loro cammino verso la maturità della vita cristiana.
Per aiutarci in questa esperienza, le pagine seguenti propongono la traccia e le idee portanti di ogni argomento che sarà proposto durante gli incontri con i ragazzi e le ragazze.



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