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Maria è educata alla Scrittura

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Sebast. Santi

Maria è educata alla Scrittura:
una scena di tenerezza e fede familiare

Chi ha dato la vita alla donna chiamata a diventare tempio dell'Altissimo? Chi ha formato la mente, il cuore, i comportamenti della giovane scelta da Dio per dare un volto umano al Figlio?
Niente di certo ci è pervenuto a proposito dei genitori di Maria, neppure il loro nome. Sappiamo di loro quello che dicono gli scritti leggenda, le tradizioni che poggiano su racconti dell'Antico Testamento e soprattutto sugli Apocrifi. Quest'ultima, servendosi in modo autonomo delle antiche tradizioni antecedenti i Vangeli, cercano di riempire i silenzi della Scrittura, non con l'intento però di dare informazioni storiche o all'opposto per inventare racconti fantasiosi e bizzarri, ma per intervenire nel dibattito a loro contemporaneo con proposte di soluzione verosimili.
Dei genitori di Maria parla il Protovangelo di Giacomo, opera databile attorno al 200, l'apocrifo ne presenta la figura rifacendosi esplicitamente a Sara e Abramo, il padre della fede monoteista. In risposta a critiche e dubbi del suo tempo, il testo fa alcune affermazioni importanti, anche per comprendere la pittura di S. Santi. Gioacchino e Anna sono benestanti, persone devote e giuste; rattristati dal fatto di non avere figli, supplicano il Dio della Vita perché conceda loro questo dono; entrambi, ricevono individualmente l'annuncio gioioso della nascita di Maria e, ancora bambina, la portano al tempio
.

Essi vogliono che la Bambina sia educata nel Santo dei Santi (il Debir) dove solo il Sommo Sacerdote entrava una volta all'anno nella festa della Espiazione. L'Apocrifico dà per certo un fatto assolutamente eccezionale e perfino inaudito nella cultura ebraica, e che però è entrato nella tradizione.

Qualunque sia stato il nome dei genitori di Maria, la loro posizione sociale e le scelte educative, è certamente legittimo riconoscere con gratitudine il ruolo da essi avuto nella storia della salvezza, e il Santi l'ha fatto con la sua opera.

Il pittore li rappresenta insieme, dando rilievo alle loro figure, su di uno sfondo quasi interamente occupato da un'imponente struttura lineare, rigida di colore neutro, che fa pensare al tempio di Gerusalemme.

Una linea di base verde, appena accennata, contrasta con il cumulo di pietre alla sinistra e si congiunge ad una zona verde che sfuma in lontananza, confondendosi con l'azzurro tenue del cielo che, di fatto, non corrisponde al colore intenso, brillante, caratteristico della Città santa, colore che sembra invece raccogliersi nelle vesti della Bambina, interrotto appena dalla fascia rosa che le scende morbida dai fianchi.

Nel dipinto, Maria Bambina è una figurina dinamica, posta esattamente al centro della lunetta, orientata al rotolo della Legge aperto sulle ampie ginocchia della madre, Anna, quasi fossero un leggio, nell'attitudine in cui sono raffigurate le matrone romane.

Ci aspetteremmo una piccola, tenerissima Maria dai lunghi capelli inanellati, ed invece ci troviamo di fronte una "dama" in miniatura, con i capelli modestamente raccolti in una crocchia dietro la nuca, e con un profilo dalle caratteristiche decisamente neo-classiche.
Le braccia e le mani seguono due orientamenti diversi. La sinistra è rivolta verso l'alto, la destra indica direttamente le parole della Scrittura: due dimensioni complementari della presenza di Dio.
Maria porta i calzari, all'epoca usati soltanto dai benestanti o da coloro che dovevano percorrere lunghe distanze.
In piedi, drappeggiata da un manto rosso, la figura del padre, con il capo scoperto, la barba dell'anziano, una mano sul cuore: Gioacchino è raffigurato nell'atteggiamento deciso e fermo del custode. In lui sembra raccogliersi la storia d'Israele, la saggezza antica del popolo dell'Alleanza, di cui la palma accostata alla costruzione è simbolo. Lo sguardo dell'uomo è rivolto alla Bambina, come a dire che il passato guarda con fede al futuro, al di là delle apparenze. Gioacchino sembra intravedere l'alba nuova voluta dal Dio Fedele, su cui poggia la lunga speranza dell'uomo in continuo esodo e, quindi, con
i calzari ai piedi.
Fa da sfondo l'imponente struttura che è lecito identificare con quella del tempio di Gerusalemme, vanto del re Erode il grande, l'idumeo, che sarà distrutta, rasa la suolo ( 70 d.C.) L'Eterno ha scelto ormai come dimora quella Bambina, totalmente orientata alla Parola e quindi purissima.



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