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La bellezza ritrovata

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Sebast. Santi

Una bellezza ritrovata.

Nascosta tra gli svettanti cipressi del cimitero, appariva quale candida visione di pace e di poesia, oltre la cortina di salici chinati sulla splendida roggia, la bella chiesa della Beata Vergine Marcellina": così Enrico Marcon (1) rievoca l'atmosfera ormai perduta che deve aver ispirato il pittore veneziano Sebastiano Santi (Murano 1789 -Venezia 1866), chiamato ad affrescare la chiesa della Marcelliana.

Riedificata su antiche costruzioni, le prime delle quali risalgono all'anno 1000, la chiesa di stile neoclassico fu consacrata l'8 settembre 1844, come ricorda l'iscrizione sulla porta minore interna.

L'opera del pittore muranese ha subito le tante vicissitudini storiche della fine secolo dell'unità d'Italia ed è stata seriamente compromessa dalle granate della grande guerra (1915-18), quando l'edificio fu trasformato in ospedale militare ed è stata irrimediabilmente danneggiata dal disinvolto intervento di restauro che ne seguì.

Hanno superato la prova del tempo la scena dell'Annunciazione nella lunetta sopra la porta d'ingresso, quella di Maria educata alla lettura nella lunetta di destra e della visita ad Elisabetta su quella di sinistra.
Sono andate perdute la Natività dell'abside e l'Assunzione al cielo raffigurata sul soffitto, che era stata restaurata dal Marangoni nel 1862.
Il recente restauro (2005-2006) ad opera di ci ha restituito la sobria bellezza delle tre scene, richiamo alla memoria e invito a contemplare il mistero della Donna di Nazareth, presenza discreta ed essenziale nella vita di Gesù, della Chiesa e del cristiano.

Per secoli la Chiesa, Madre e Maestra, ha educato alla fede il popolo di Dio attraverso l'arte, "cifra del mistero e richiamo alla trascendenza" secondo la definizione di Giovanni Paolo II. L'artista coglie ed esprime la Bellezza che, tuttavia, rimane mistero, realtà che mai avremo finito di comprendere perché ci coinvolge e interpella l'uomo nella misura in cui è capace di mettersi in ascolto.
Maria di Nazareth è il modello di fede e di ascolto; il pittore Sebastiano Santi l'aveva rappresentata nei momenti - chiave della sua esistenza, dall'infanzia alla gloria; il tempo e l'incuria umana hanno cancellato definitivamente una parte della sua opera nella chiesa della Marcelliana.


Se è vero che tutto ha senso o niente ce l'ha, allora è lecito chiedersi perché sono sopravissute proprio queste tre scene. La risposta banale riguarda gli spazi che occupano e che, forse, sono più al riparo degli altri; il perché storico si conosce in parte e adeguati studi potrebbero ancor meglio illustrarlo. Ma c'è sicuramente anche un motivo da scoprire nella fede, un messaggio rivolto personalmente a chi entra oggi nel Santuario della Marcelliana, alla ricerca della "pace e poesia" di cui parlava E. Marcon.
Essa sopravvive e resiste ai rumori e ai ritmi quotidiani, imposti non più soltanto dal lavoro dei Cantieri, ma anche dall'intenso traffico delle vicine strade e, più ancora, dall'accelerazione che stiamo dando alla nostra vita, quasi fossimo tutti sfidati a condensare nel poco tempo che abbiamo a disposizione, il massimo delle attività e della riuscita.
Guardando agli affreschi della Marcelliana possiamo pensare che l'amore della Madre ci abbia restituito qualcosa di bello da contemplare per essere restituiti a noi stessi.




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