SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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Il silenzio..

I FRATI SE NE VANNO?

Il silenzio delle istituzioni sui frati della Marcelliana
Zorzetti, fondatore dell'Associazione per Panzano, punta il dito sui politici
Pelaschier sottolinea il ruolo della parrocchia nella crescita del rione


C'è un pezzo del rione che ora va difeso con le unghie e con i denti. Non sono giorni uguali agli altri, per i residenti di Panzano: da qualche tempo si sussurrava della possibile dipartita dei frati francescani dalla Marcelliana, e ora che l'ipotesi è molto più di una chiacchiera questa perdita rischia di diventare la più dolorosa ferita inflitta al rione operaio dal Secondo dopoguerra. A destare preoccupazione, sottolinea Lucio Zorzetti, ex consigliere comunale, fondatore dell'Associazione per Panzano e una delle anime più attive nel quartiere, è «soprattutto il silenzio pesante della politica».
«Il sindaco - esordisce - praticamente si è limitata a dire che lì è stata battezzata e si è sposata (ha anche detto che si rivolgerà al padre provinciale di Venezia cui i francescani fanno riferimento,
ndr) e pure dagli altri consiglieri non è giunta parola, mentre invece deve essere promossa subito un'iniziativa per salvare il convento. Ma scherziamo? È impensabile che i residenti di Panzano passino sotto la parrocchia di Largo Isonzo, - che è nata molto dopo la nostra, e facciano riferimento a essa per l'eterno riposo». «Se fossi ancora il presidente dell'associazione - prosegue - avrei già chiesto un incontro con la Diocesi di Gorizia per scongiurare l'addio ai frati, che crea problemi sotto ogni punto di vista; non solo religioso. Non si può cancellare una storia così importante e radicata: davanti a difese a oltranza, vedi quella della Soprintendenza per il brutto palazzo di via Manzoni.- come si può non fare una piega davanti a questo rischio? Chi ricopre una carica rappresentativa deve mobilitarsi al più presto. Se a Panzano, che ha beneficiato di un finanziamento di 60 miliardi di lire, si perdono oltre ai medici di base anche i frati vuol dire che qualcosa, nel percorso intrapreso, non ha funzionato».

A intervenire, dalla Costa azzurra dove si trova in queste ore impegnato nella Regates Royales Cannes, è anche un -panzanino eccellente: lo skipper olimpionico Mauro Pelaschier. «Per tanti ragazzi della mia generazione - spiega - la Marcelliana ha rappresentato un luogo di crescita ed educazione. Il doposcuola era un punto di riferimento, ricordo le prime pellicole viste al cinemino della parrocchia e la gloriosa squadra del Falco, che militava nel settore giovanile». «Era - ricorda - un punto d'incontro meraviglioso e mi dispiace che non sia più così: credo che sarebbe importante restituire al quartiere quel luogo d'aggregazione, poiché è molto meglio che i ragazzini si trovino a giocare in un campo, oggi purtroppo tenuto solo per far crescere l'erba, piuttosto che al bar». Marco Ghinelli, presidente del Consiglio comunale, abita da dieci anni a Panzano e la pensa così: «Mi sono trasferito qui da dieci anni - dice - e ho conosciuto la parrocchia con le mie bimbe: ho avuto modo di apprezzare l'attività svolta dai frati. In un momento, sotto il profilo economico, così difficile credo sia importante salvaguardare la presenza dei religiosi nel rione e per questo valuterò insieme al sindaco se il Consiglio comunale può intervenire in qualche modo». Ad Anna Maria Cisint, panzanina (da giovanissima era nel coro della Marcelliana) e consigliere comunale d'opposizione, la notizia rappresenta «un momento particolarmente triste per il quartiere». «Mi rendo conto dell'importanza di salvaguardare Barbana - sostiene - ma non si può cancellare una storia così importante e un fondamentale punto di aggregazione della comunità. Ci sono tante persone che hanno vissuto la propria giovinezza in quella parrocchia e gli anziani hanno appreso la novità come se si trattasse di un necrologio. Credo che la politica dovrebbe fare qualcosa e mi auguro che il sindaco abbia un sussulto d'orgoglio e valuti se si può prendere qualche iniziativa: tutti saremmo disponibili ad appoggiarla». «Ho a cuore questo problema - conclude il consigliere Suzana Kulier, residente a Panzano -: la politica può e deve dare una risposta all'unisono per salvare l'istituzione» .

Tiziana Carpinelli

NEGLI ANNI 60
La Band si esibiva alle feste dell’Unità


Credenti e laici camminano sullo stesso binario, a dispetto della fede, nella difesa dei frati francescani. Perché la Marcelliana non è solo un luogo di culto: a Panzano è una vera e propria istituzione. «Non sono un uomo di chiesa ma si avverte una certa tristezza nell'apprendere queste notizia che rappresenta senz'altro un depauperamento del quartiere, invece così attivo e vivace in epoche passate - afferma Sergio Valcovich architetto nato nel rione operaio". Se i frati abbandonano, viene a mancare un'istituzione che a Panzano c'è sempre stata. Non so come si possa intervenire, ma qualcosa andrebbe fatto». Che la parrocchia della Marcelliana avesse un tempo un ruolo di aggregazione e di formazione dei giovani non sempre strettamente legata alla catechesi, affiora anche dalle pagine del libro "Storia e Memoria di Panzano", scritto a quattro mani da Cinzia Benussi, Roberto Covaz, Marco Malusà e Sergio Valcovich. Proprio all'ottavo capitolo, l'architetto racconta della band beat de “I Gioielli”, che per la prima volta si esibì, l'8 dicembre del 1961 , alla Casa della Gioventù, nell'anno della sua inaugurazione. A costruire il ricreatorio - di fatto il primo centro di aggregazione giovanile di Monfalcone - era stata l'anno prima la parrocchia, grazie anche al contributo dei residenti. E “I Gioielli” l'avevano scelta come palcoscenico per le prime, rudimentali (la batteria era realizzata coi fustini del "Dixan") performance. Furono poi gli stessi frati a comprare la strumentazione con cui il gruppo si esibì con successo in festival e sagre. Di più: i francescani diedero alla band il permesso addirittura di suonare alle Feste dell'Unità organizzate dal Pci, all'epoca un tabù, per un gruppo parrocchiale.

(t.c.)




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