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Il nome di Gesù

Il SANTUARIO > I SANTI FRANCESCANI

Una sbiadita fotografia del 1914 mostra lo sfondo l'abside del santuario della Marcelliana con la scena della Natività, molto danneggiata dalla guerra, e una tenda drappeggiata al di sotto, là dove il Pegrassi ha dipinto Il nome di Gesù.

Il trigramma ideato da Bernardino da Siena, è stato rielaborato e semplificato dal pittore, che ne conserva gli elementi essenziali: il sole raggiante in campo azzurro, con al centro le lettere
IHS, le prime tre lettere del nome Gesù in greco. Del trigramma si sono date altre spiegazioni: vi si legge l'abbreviazione del motto di Costantino, In Hoc Signo (vinces), oppure l'espressione di fede Iesus Hominum Salvator.

San Bernardino aveva dato un significato a tutti i particolari che compongono il
simbolo originario: il celeste dello sfondo indicava la fede, l'oro l'amore; il sole centrale rappresentava la luce di Cristo, i dodici raggi serpeggianti l'irradiarsi della carità per mezzo dei dodici Apostoli (23), gli otto raggi diretti le beatitudini e la fascia che circonda il sole la felicità dei beati.

In alcune riproduzioni del simbolo, l'asta sinistra dell'H è allungata e tagliata in alto per farne una croce (così l'ha riprodotta il Pegrassi), in altri casi la croce poggia sulla linea mediana dell'H. All'esterno il simbolo poteva essere circondato dalle parole di San Paolo apostolo ai Filippesi:

Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi. Diffondendo in Italia e in Europa il Nome di Gesù, San Bernardino riproponeva una devozione già presente in san Paolo, in alcuni Dottori della Chiesa, in San Francesco d'Assisi, e nei Gesuati (24). La novità sta nell'aver reso sensibile l'oggetto della devozione con l'uso di un efficace simbolismo, secondo il gusto dell'epoca, amante di stemmi, armi, simboli. L'uso del trigramma gli procurò accuse d'eresie e idolatria, specie dagli Agostiniani e Domenicani, ma fu difeso direttamente dal papa Eugenio IV.
Bernardino da Siena stesso dice con quale spirito di fede e discrezione vivere la devozione al Nome di Gesù: Si deve annunziare questo nome perché risplenda, non tenerlo nascosto. E tuttavia nella predicazione non lo si deve proclamare con un cuore vile o con una bocca profanata, ma lo si deve custodire e diffondere come da un vaso prezioso. Per questo il Signore dice dell'Apostolo: Egli è per me un vaso eletto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re e ai figli di Israele (At 9,15). Un vaso eletto, dice, dove si espone un dolcissimo liquore da vendere, perché rosseggiando e splendendo in vasi preziosi, inviti a bere; per portare, soggiunge, il mio nome.
Infatti, come per ripulire i campi si distruggono con il fuoco le spine e i rovi secchi e inutili e come al sorgere del sole, mentre le tenebre vengono respinte, i ladri e i nottambuli e gli scassinatori si dileguano. Così, quando la bocca di Paolo predicava ai popoli, come per il fragore di un gran tuono, o per l'avvampare irruente di un incendio o per il sorgere luminoso del sole, l'infedeltà era distrutta, la falsità periva, la verità splendeva, come cera liquefatta dalle fiamme di un fuoco veemente.
L'Apostolo portava dovunque il nome di Gesù con le parole, con le lettere, con i miracoli e con gli esempi. Infatti lodava sempre il nome di Gesù e gli cantava inni con riconoscenza ( Sir 51, 12; Ef 5, 19-20). E di più, san Paolo presentava questo nome, come una luce, "davanti ai re, ai popoli e ai figli di Israele" (At 9,15) e illuminava le nazioni e proclamava dovunque: "La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente come in pieno giorno" (Rm 13,12). E mostrava a tutti la lampada ardente e splendente sul candelabro, annunziando in ogni luogo "Gesù, e questo crocifisso" (1 Cor 2, 2).
Perciò la Chiesa, sposa di Cristo, sempre appoggiata alla sua testimonianza, giubila con il Profeta, dicendo: 'TU mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza, e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi" (Sal 70,17), cioè sempre. E anche il profeta esorta a questo, dicendo: "Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza" (Sal 95,2) cioè Gesù salvatore (25).



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