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i frati

Il SANTUARIO > Un po' di storia

Il mito di Fra' Mortadela
Figura leggendaria degli anni Trenta, finì anche sulla Cantada


Tanti, i sacerdoti che hanno segnato la storia di Panzano. E se molti ex lupetti dell' Agesci, oggi trentenni, ricordano con nostalgia padre Dino e il parroco Adriano, che tanto fece per avvicinare i giovani alla parrocchia, dimostrando non solo profonda fede ma anche saggezza e lungimiranza, oppure padre Maurizio, che con l'immancabile mozzicone di sigaretta sulle labbra andava su e giù in bici alla scuola elementare Sauro, una pagina indimenticabile, tanti anni prima, fu senz'altro scritta da padre Guido Orlando. Un personaggio per certi versi leggendario, maestro negli anni Trenta, divenuto famoso nella rubrica satirica (tuttora esistente) de "La Cantada" col soprannome di padre Mortadela. Così lo descrive lo scrittore Aldo Buccarella nel libro "Mofalcon no xè più quela": «Ta'l cunvent anòrum fa iera un bocòn de frate, alt come un armaròn, che'l véva do palavroni (come dir i lavri) a zinbulòn, e dò man che pareva dò badii».

«Era più largo che lungo ed era un frate un po' particolare - conferma lo storico locale, Giovanni Fragiacomo, che ebbe padre Mortadela come catechista -. L'Istria era la sua terra natìa e da giovane era stato amico di Nazario Sauro. Da frate era solito chiudere ogni predica sempre con la medesima invocazione, che rivolgeva ai fedeli: "Arrivederci lassù in paradiso con gli angeli e coi santi". A scuola teneva una bacchetta di legno (all' epoca le punizioni corporali erano ancora tollerate, ndr) e quando qualcuno chiedeva di andare in bagno, prima di accordargli il permesso gli dava tre colpi sulla mano. Anni dopo, da adulto, gli chiesi il motivo. Lui rispose: «Ogni volta che arrivava l'ora di religione tutti scappavano in bagno. Dopo questo accorgimento, ci andava solo chi aveva realmente bisogno"». «Al di là dei lati eccentrici - conclude - era uno che si dava molto da fare. Quando il teatrino della Marcelliana doveva essere costruito e i materiali per realizzare il palco non c'erano proprio, andò in cantiere per chiedere un paio di tavole. Tornò con due carri pieni di legname: a momenti svaligiava lo stabilimento. Insomma, sapeva essere convincente».

Di rilievo, invece, per l'impegno nelle fabbriche nel secondo dopoguerra, la figura di Agostino Cretti, padre Paolo, che riuscì a sensibilizzare tanti lavoratori cristiani provenienti in gran parte delle, associazioni dell'Azione cattolica del mandamento e della Bassa. Altro frate indimenticato, come si diceva, padre Adriano, che intensificò l'attività con i ragazzi, trovando come punto di riferimento la Casa della Gioventù (sede pure della Caritas), non solo per la catechesi ma anche per lo svago ludico. L'adiacente campo di calcio, dove si allenava la squadra della Marcelliana, era stato donato dalla famiglia Soranzio alla parrocchia, proprio per favorire l'aggregazione giovanile del rione.

(ti.ca.)





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