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La PARROCCHIA > Gruppi Parrocchiali > Danza

HANNO SCRITTO:



VITA ABBANDONATA NELLE BRACCIA DI DIO

"Per essere un buon danzatore, con Te come con gli altri, non occorre sapere dove conduca la danza. Basta seguire il passo, essere contento, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti spiegazioni sui passi che ti piace fare. Bisogna essere come il prolungamento, agile e vivo, di Te. E ricevere da Te la trasmissione del ritmo dell'orchestra: non volere avanzare ad ogni costo, ma accettare di voltarsi indietro, di procedere di fianco. Bisogna sapersi fermare e saper scivolare anziché camminare. E questi sarebbero soltanto passi da stupidi se la musica non ne facesse un'armonia. Noi però dimentichiamo la musica del Tuo Spirito, e facciamo della vita un esercizio di ginnastica; dimentichiamo che fra le Tue braccia la vita è danza e che la Tua santa volontà è di un'inconcepibile fantasia. Fossimo contenti di Te, Signore, non potremmo resistere al bisogno di danza che dilaga nel mondo, e arriveremmo a indovinare quale danza Ti piace farci danzare sposando i passi della Tua Provvidenza".


ed ancora:

"Oggi per capire meglio la Parola di Dio, abbiamo bisogno di qualcuno che canti la Parola, che danzi la Parola fatta carne, stretta fra le braccia, come gli ebrei stringono fra le braccia i rotoli della Legge.
“Penso, o Signore, che tu forse ne hai abbastanza della gente che, sempre, parla di servirti con piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato. Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro, hai inventato san Francesco e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente lieta che
danza la propria vita con te.”

...così scriveva la mistica francese Madeleine Delbrel,
che testimoniò Dio nella periferia di Parigi nell'ultimo dopoguerra.




La danza è l'espressione più piena della preghiera e della gestualità. Non viviamo più in epoche in cui la danza era parte integrante della vita quotidiana e in cui il sentimento del sacro era mescolato alle attività comuni. La danza è un raro momento di concentrazione, interiore e sacra, una preghiera completa e corporea, una meditazione semplice che ci permette di sentire unità in noi e intorno a noi, che coinvolge tutto il nostro essere.


Io danzavo


Una "preghiera" scritta da Sidney Carter, che è un vero e proprio inno a Cristo danzatore, in conclusione, può aiutarci a comprendere ancora meglio l’autentico spirito della danza sacra.


Io danzavo il mattino in cui nacque il mondo,
danzavo circondato dalla luna, dalle stelle e dal sole.
E discesi dal cielo a danzare sulla terra quando venni al mondo a Betlemme.
Io danzavo per lo scriba e per il fariseo,
ma essi non hanno voluto né danzare, né seguirmi;
danzavo per i pescatori, per Giacomo e per Giovanni,
essi mi hanno seguito e sono entrati nella danza.
Io danzavo il giorno di sabato, ho guarito il paralitico,
la gente per bene diceva che era un onta.
Mi hanno frustato, mi hanno lasciato nudo,
mi hanno appeso ben in alto su una croce per morire…
Io danzavo il venerdì santo quando il cielo divenne tenebra
(è difficile danzare con il demonio alle spalle).
Hanno seppellito il mio corpo ed hanno creduto che fossi finito,
ma io sono la danza e conduco sempre io il ballo.
Hanno voluto seppellirmi, ma sono rimbalzato ancora più in alto,
perché io sono la vita, la vita che non può morire:
io vivo in voi e voi vivete in me, perché io sono il Signore, il Signore della danza.
Danzate, ovunque voi siate,
perché io sono il Signore, il Signore della danza
e io conduco la vostra danza, ovunque voi siate,
io condurrò la vostra danza.



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