SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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Giovedì Santo

Liturgia della Domenica 2011 > Quaresima

Giovedì Santo, giorno del triplice dono: Eucaristia, sacerdozio e carità. Accogliamo l'abbondanza di grazie e lodiamo Dio per queste meraviglie che ci ha donato attraverso il suo amatissimo Figlio Gesù Cristo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (13, 1-15) - Gesù lava i piedi ai discepoli.

L'evangelista Giovanni non ci parla dell'ultima cena, ma della lavanda dei piedi, un gesto non solo di umiltà, ma profezia della umiliazione di Gesù fino alla morte in croce.


1Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo,

3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.


6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!».
Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!».
10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti».
11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».


12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?
13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono.
14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.
15Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».



UN PANE PER AMOR DI DIO

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Preghiera
di ROBERTO LAURITA

Quello che hai compiuto quella sera rappresenta per noi, Gesù,
un autentico testamento:
Tu ci hai rivelato la Tua identità,
hai interpretato gli eventi dolorosi e drammatici
che stavano per accadere
e ci hai invitato a ripetere i tuoi gesti
per essere veramente tuoi discepoli.

Ma come potremo accettare
che Tu, il Figlio di Dio,
sia venuto a noi come un servo?
Eppure Tu prendi su di Te il peccato del mondo
per cancellarlo e distruggerlo
e quindi Ti lasci schiacciare a terra,
insultare e colpire, inchiodare ad una croce...
II Tuo amore arriva fino a questo punto!

La Tua vita Tu la spezzi per noi,
la offri per la salvezza dell'umanità:
come un pane buono che nutre e rinvigorisce,
come un pane fragrante che trasforma nel profondo.
Il Tuo sangue, versato dalla croce, sigilla una nuova alleanza,
indistruttibile, eterna, tra Dio e le sue creature:
il calice posto nelle nostre mani ci fa entrare
in una storia nuova di comunione e di misericordia.


"Fate questo in memoria di me".

È, in fondo, il testamento di Gesù, che sa di essere vicino alla morte. Ai suoi discepoli egli domanda di celebrare l'Eucaristia, di condividere il pane e il vino, in sua memoria.
Oggi, Giovedì santo, il comandamento, rivolto a tutta la comunità, trova subito esecuzione. E questo accade grazie al ministero ordinato. Ma il comandamento non impegna solo a ripetere un rito: esso fa trasparire l'unico comandamento dell'amore. Gesù, infatti, invita i suoi discepoli a fare come lui, ad offrirsi nell'amore. Ciò che si compie nel Cenacolo non è però destinato a restare rinchiuso tra quelle mura: Gesù apre infatti una prospettiva nuova, ci fa guardare a quel banchetto escatologico in cui scorrerà il vino nuovo. Allora. finalmente, la Pasqua troverà compimento nel Regno.
Con i discepoli, dall'altra parte del Cedron...
La sera del Giovedì santo Gesù ci domanda -come ha fatto con i suoi discepoli- di accompagnarlo, di scendere con lui, di attraversare il torrente Cedron. E la discesa negli abissi della sofferenza e della morte. Così la Cena diventa il pranzo della partenza verso quella lotta, quel combattimento in cui egli dovrà affrontare non solo l'abbandono dei suoi, le umiliazioni e gli scherni, i patimenti fisici, ma anche la sua fragilità umana e il potere delle tenebre. Il rito di spoliazione degli altari simula il dramma che si compie in Gesù.

La liturgia del Giovedì santo termina nel silenzio della notte in cui risuonano le parole del Maestro: "Restate qui e vegliate con me". Come nell'orto degli Ulivi egli ci vuole accanto a sé per vegliare e pregare.


Prima della processione per la reposizione e l'adorazione:

Abbiamo ricevuto quel Pane che è il Corpo di Cristo: quel Pane che è memoria della sua morte e risurrezione; quel Pane che è un dono d'amore all'umanità; quel Pane che ci rende fratelli perché seduti alla stessa tavola; quel Pane che è annuncio di un mondo nuovo, di quel banchetto che Dio prepara per tutti.
Ora lo deponiamo in un luogo destinato alla nostra preghiera silenziosa, preghiera di adorazione e di gratitudine.



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