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Duns Scoto

Il SANTUARIO > I SANTI FRANCESCANI

Duns Scoto, chiamato anche Doctor subtilis, per la sottigliezza e la profondità del pensiero, nella rappresentazione del Pegrassi, è una figura in movimento: un ginocchio a terra e l'altro sollevato, le braccia allargate per fare spazio al nastro su cui sono scritte le parole chiave del dogma l'Immacolata Concezione di Maria; nei secoli egli è stato un riferimento per la polemica appassionata della filosofia francescana in difesa dell'Immacolata concezione di Maria.

Duns Scoto (1266 - 1308) è nato in Scozia, diventato frate minore (1278) studia e insegna ad Oxford, a Parigi e a Colonia, raccogliendo in sintesi le nuove tendenze e i fermenti che attraversano la Scolastica del suo tempo.

Ha una vita molto movimentata, come ben sintetizza la scritta sulla sua tomba a Colonia (20). Riesce ad introdurre una svolta volontaristica nel tomismo, spostando l'attenzione dall'intelletto che conosce alla volontà che decide l'azione.

Sviluppando la sua ricerca, egli tiene sempre distinto il campo della filosofia, di cui riconosce forza e limiti nel districare la complessità dei problemi umani, da quello della teologia.

La sua attenzione è rivolta all'individuo concreto, realtà unica ed irripetibile, capace di conoscere la verità e amare la libertà, destinato ad entrare in dialogo con Dio attraverso la mediazione di Cristo.

L'Immacolata concezione è per Duns Scoto una verità provata dall'argomento della "convenienza": "
potuit, decuit, fecit".

Tale argomento, razionalmente legittimo, non parte dal fatto reale ma dal fatto possibile: Dio, perché la Madre del Figlio suo fosse veramente la più degna madre possibile, poteva esimerla dal peccato originale (
potuit); era conveniente che Colei che doveva essere Madre di Dio fosse esente dal peccato originale (decuit), quindi se Dio lo poteva (potuit), se era conveniente che Dio lo facesse (decuit), allora Dio lo fece (fecit).

Dall'eccellenza del Figlio suo - redentore, riconciliatore, mediatore - si arguisce che Maria non contrasse il peccato originale. Cristo è mediatore perfettissimo.

Dunque egli ebbe il grado più perfetto di giovare a quella persona di cui era mediatore. Ma a vantaggio di nessun'altra persona possedette il grado più eccellente di giovare come a vantaggio di Maria, e non sarebbe stato tale se non le avesse meritato di essere perseverata dal peccato originale.

Al testo citato fanno seguito tre dimostrazioni che riguardano: Dio, il male, la persona; secondo lo stile della disputatio che prevede l'obiezione e la puntuale risposta.

Poiché è bene maggiore l'innocenza perfetta che la remissione della colpa, veniva conferito a Maria un bene maggiore preservandola dalla colpa originale, che purificandola dopo averla contratta.

La porta del cielo fu aperta per merito della passione di Cristo prevista e accettata da Dio proprio in ordine alla sua persona.

Dio accettava tale passione perché, per merito di essa, giammai fosse nella persona di Maria il peccato o qualunque altra cosa che chiudesse a lei, come agli altri, la porta del cielo(...)


La grazia equivale alla giustizia originale, in quanto essa esprime gradimento divino.

E come si può conferire la grazia dopo il primo istante, così la si può conferire anche nel primo istante.

E Dio nel primo istante della creazione dell'anima di Maria poté darle tanta grazia quanta ne dà a qualunque anima nella circoncisione o nel battesimo (21).


Sempre secondo l'argomento della convenienza, il filosofo francescano sostiene che la redenzione sia stata applicata alla Vergine nel modo più perfetto possibile, cioè prima ancora della nascita: Maria è stata concepita senza peccato originale in previsione della sua suprema dignità di Madre di Dio.



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