SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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Corpus Domini

Liturgia della Domenica 2010 > Tempo Ordinario

02 GIUGNO 2010
CORPUS DOMINI

Luca- Gesù sfama la folla ,11b-17

… “In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C'erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».
Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” ...




Gesù prese a parlare di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. C'è tutto l'uomo in queste parole; il suo nome: creatura-che-ha-bisogno, di Dio e di cure, di pane e di assoluto.
C'è tutta la missione di Gesù: accogliere, dare speranza, guarire. C'è il nome di Dio: Colui-che-si-prende-cura.
La prima riga di questo vangelo la sento come la prima riga della mia vita: sono io uno di quegli uomini, ho bisogno di cure, di qualcuno che si accorga di me e poi mi sospinga oltre. Ma il giorno declina, bisogna pensare alle cose pratiche, gli apostoli intervengono: mandali via perché possano andare a cercarsi da mangiare.
Ma Gesù non ha mai mandato via nessuno. Il Signore non manda via perché lui per primo ha bisogno di comunione, con ogni dolore, con ogni peccato, ogni sorriso. Vive di comunione, vive donandosi. Gesù replica invece con un ordine che inverte la direzione del racconto: date loro voi stessi da mangiare. «Date»: un ordine che attraversa i secoli, che arriva fino a me, che echeggerà nel giorno del Giudizio: avevo fame e mi avete dato da mangiare...
Dio che lega la nostra salvezza a un po' di pane donato, lega la sconfitta della storia al pane negato. Non abbiamo che cinque pani e due pesci... è poco, quasi niente. Ma la sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso tra tutti è sufficiente; che la fine della fame non consiste nel mangiare a sazietà, da solo, voracemente, il tuo pane, ma nel condividerlo, spartendo il poco che hai, due pesci, il bicchiere d'acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po' di tempo e un po' di cuore.
Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato. Sulle colonne dell'avere troveremo solo ciò che abbiamo dato ad altri. Dal pane al corpo.
La festa del Corpo di Cristo, offerto come pane, dice che «né a noi né a Dio è bastata la Parola. Troppa fame ha l'uomo e Dio ha dovuto dare la sua carne e il suo sangue»
(Divo Barsotti). «Ecco il mio corpo», ha detto Gesù, e non, come ci saremmo aspettati: «ecco la mia anima, il mio pensiero, la mia divinità, ecco il meglio di me», semplicemente, poveramente: «ecco il corpo». La cosa più vicina a noi, casa della fatica, volto modellato dalle lacrime e levigato dai sorrisi, sacramento di incontri, luogo dove è detto il cuore.
Cristo dà il suo corpo, perché vuole che la nostra fede si appoggi non su delle idee, ma su di una Persona, assorbendone storia, sentimenti, piaghe, gioie, luce; dà, perché dare è la legge della vita, unica strada per una felicità che sia di tutti.da un articolo di P. Ermes Ronchi

Prima Lettura (Genesi ,14,18-20).

Nell’offerta del pane e del vino da parte di Melchìsedek, re di Salem (Gerusalemme) e sacerdote del Dio altissimo, la Chiesa ha sempre visto come un lontano annuncio del banchetto dell’Eucarestia.



Seconda lettura (Corinzi 11, 23-26).

Composto prima dei Vangeli, questo è il più antico racconto dell’ultima cena. Fin dall’inizio, i cristiani si sono radunati per formare un popolo dove lo Spirito Santo rende presente il Risorto.


Per celebrare meglio …. Tratto da un articolo di Silvano Sirboni

... 12. Presentare ciò che abbiamo ricevuto
(prosegue la riflessione per una partecipazione più attiva)

La liturgia eucaristica si articola in alcuni momenti che ricalcano i gesti di Gesù nell’ultima cena: «prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli» (cfr. Mt 26,26). ? Nella presentazione dei doni vengono portati all’altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese fra le sue mani.
?
Nella Preghiera eucaristica si rendono grazie a Dio per tutta l’opera della salvezza e le offerte diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. ? Mediante la frazione del pane e per mezzo della comunione i fedeli, benché molti, si cibano del Corpo del Signore dall’unico pane e ricevono il suo Sangue dall’unico calice, allo stesso modo con il quale gli Apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.
Il gesto della frazione è unito a quello della comunione in funzione della quale il pane è spezzato, ed è il gesto che «sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica»; ad evidenziare meglio la comunione all’unico pane spezzato,
Corpo e Sangue di Cristo.
Nella prima e sufficientemente dettagliata descrizione della messa come ci è stata tramandata da Giustino († 167) leggiamo: «Terminate le preghiere si porta pane, vino e acqua e il capo della comunità fa orazioni e azioni di grazie con tutte le sue forze... I ricchi e quelli che lo desiderano, ciascuno liberamente, dà ciò che vuole e tutto quello che si raccoglie viene deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove». La comunità cristiana esprime così la consapevolezza che non è possibile celebrare la cena del Signore senza solidarietà con i poveri
(cfr. 1 Cor 11,17-33)Da qui la successiva strutturazione dei riti offertoriali dove insieme al pane e al vino, non mancavano mai le offerte per i poveri.
Si possono anche fare offerte in denaro o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa, portati dai fedeli o raccolti in chiesa, che vengono deposti in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica.


Quantunque i fedeli non portino più come un tempo il loro proprio pane e vino destinati alla liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale: nei segni del pane e del vino (= significato spirituale) è presente tutta l'attività umana che, messa nelle mani di Cristo, a servizio del suo Evangelo, viene trasformata in cibo e bevanda di vita eterna.
Oltre il pane e il vino ed eventualmente i fiori per l’altare, tutte le altre cose o sono un autentico dono per i poveri o servono per fare teatro. La verità dei segni, tanto auspicata dalla riforma liturgica, esige che anche i doni siano autentici. Si tratta di formare alla verità del culto cristiano e di conseguenza alla verità della vita cristiana.(Continua)


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