Menu principale:
Liturgia della Domenica 2011 > Tempo Ordinario
Grado della Celebrazione: SOLENNITÀ - Anno A
Giorno: 26 giugno 2011
Colore liturgico: bianco
Oggi festeggiamo il sacramento dell’Eucaristia che il Signore ci ha lasciato come segno della sua presenza, della sua realtà corporale, del suo sacrificio sulla croce e della vita eterna di cui ci ha reso partecipi. Gesù ce ne parla in termini di corpo e di cibo. La realtà del dono del Padre alla nostra umanità si esprime, dall’inizio alla fine, sotto forma di corpo. Si tratta dapprima della realtà carnale del corpo fatto di carne e sangue, che soffre e muore sulla croce. È questo corpo ferito che risorge e che Gesù dà da vedere e da toccare agli apostoli. Ma Gesù non si ferma qui. Suo corpo è anche la Chiesa (Col 1,18), corpo mistico di cui Cristo è la testa. Ed è infine questo corpo sacramentale che nutre coloro che lo mangiano: "Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!" (Mt 26,26).
Auguriamoci vicendevolmente di andare colmi di gioia e di meraviglia all'incontro con la santa Eucaristia, per sperimentare e annunciare agli altri la verità della parola con cui Gesù si è congedato dai suoi discepoli: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
ÿ+ÿ
Prima Lettura (dal libro del Deuteronomio 8, 2-3.14b-16a).
Il popolo ebreo nella prosperità deve ricordare l'intensa esperienza dei quarant'anni nel deserto. La Parola di Dio è necessaria al pari dell'acqua e della manna, figura dell'Eucaristia.
Salmo responsoriale (Sal 147, 12-15.19-20).
Riconosciamo i doni di Dio, Signore della creazione e della storia: il pane, la parola e la pace. Per questo cantiamo:
Loda il Signore, Gerusalemme.
Seconda Lettura (dalla 1a Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi 10,16-17).
L'Apostolo Paolo riflette sul significato della cena del Signore e ne deduce l'incompatibilità tra la partecipazione all'Eucaristia e ai banchetti pagani. L'Eucaristia è il segno sacramentale dell'unità della Chiesa, che è il Corpo di Cristo, di cui ogni cristiano è membro.
ÿ+ÿ
Dal Vangelo secondo Giovanni - Il pane della vita. (6,51-58)
Nella sinagoga di Cafàrnao Gesù dichiara che il suo Corpo è vero cibo e il suo Sangue è vera bevanda. Attraverso i segni sacramentali dell'Eucaristia comunichiamo con Cristo ed egli entra nella nostra vita e la trasforma .
…“In quel tempo, Gesù disse alla folla: 51«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».” ....
ÿÿÿ
Il senso della festa del Corpo e Sangue del Signore è riassunto nel brano del Vangelo da un termine continuamente ribadito: «vivere», ogni volta intrecciato ad un secondo termine: mangiare.
La grande sorpresa è che Gesù non dice: «Prendete e mangiate la mia sapienza, la mia santità, la mia divinità», bensì: «Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue!».
Carne e sangue indicano non la fisiologia del suo corpo, ma la totalità della sua umanità: «Prendete come alimento, energia e luce, l'amore, il coraggio, la bellezza e la libertà che ho mostrato con la mia vita!».
Ricchi siamo della sua umanità. Se la accolgo, tutta la mia vita diventa sacra. Mangio e sento che compio un atto sacro, di comunione con Dio e con gli uomini e con il creato; sacro è il lavoro, sacri i gesti della cura e dell'amore.
Se faccio mio il segreto della vita di Cristo, trovo il segreto della mia vita, una cosa enorme: Dio in me. Il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola.
Quando mi avvio alla Comunione, non io mi incammino verso il Pane, è il Pane del cielo incamminato verso di me, è il Sangue del cielo che cerca nuove vene. Dio ha detto: «Prendete e mangiate», mi ha cercato, desiderato e si dona. Un Dio che si fa cellula del mio corpo, respiro, gesto, pensiero, si trasforma in me e mi trasforma in sé.
Sull'altare c'è solo un piccolo pane bianco lieve come un'ala, che non ha sapore, che è silenzio, profondissimo silenzio. Cosa mi può dare questo po' di pane povero come un boccone così piccolo da non saziare neppure il più piccolo bambino?
Ad ogni Comunione, almeno per un istante, mi affaccio sull'enormità di ciò che mi sta accadendo: Dio che mi cerca, Dio in cammino verso di me, Dio che è arrivato, che entra in questa mia casa di carne.
Entrato in chiesa come mendicante ne uscirò come donatore. Dopo avere sperimentato un Dio che fa vivere e nutre, un Dio materno, che dà se stesso come cibo per vivere, possa anch'io, lungo i miei giorni, essere annoverato fra i giusti, fra coloro che fanno vivere, che nutrono. Con piccoli gesti ma con grandi orizzonti.
da un articolo di P. Ermes Ronchi
“UN PANE PER AMOR DI DIO”
IN FONDO ALLA CHIESA È SEMPRE PRESENTE UN CESTO PER LA RACCOLTA DI ALIMENTI PER I POVERI; PRIMA DI RECARTI ALL’ALTARE DEPONI ANCHE TU L’OFFERTA!
SEQUENZA
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini, vero pane dei figli:
non dev'essere gettato.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
O miseri mortali, cercate la grazia del cibo della salvezza e bevete il calice dell'immortalità. Con il suo banchetto Cristo vi richiama alla luce e vivifica le vostre membra intorpidite dal veleno del peccato. Rinnovate l'uomo perduto con il cibo celeste, affinché ciò che in voi è morto rinasca grazie ai divini benefici... Scegliete quello che volete: là nasce la morte, qui vi viene donata la vita immortale.
(Firmico Materno, L'errore delle religioni profane)