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concerto del 27 luglio 2011

NEWS

Concerto dell'Orchestra Filarmonica di Dnepropetrovsk (Ucraina)
Flauto: Andrea Palumbo
Direttore: Maurizio Zaccaria

27 luglio 2011 alla Marcelliana

Serata con Ciaikovsky e Mozart


Una pausa musicale ferragostana potrebbe rappresentare non solo uno spunto per una riflessione sul messaggio comunicato dai grandi autori classici e la sua fruizione da parte del pubblico del nostro tempo, ma anche un'occasione per un richiamo alla critica più. snob che ci vorrebbe tutti atonalisti pena la. ghettizzazione.
Da tempo, infatti, negli ambienti musicali più esclusivi va di moda stigmatizzare alcuni autori molto amati dal pubblico più vasto per il loro melodismo puro come ad esempio, Ciaikovsky. Un autore di primo rilievo oggi definito in fretta dai soliti pochi "troppo estroverso" o "lacrimevole".

Chi legge e studia la musica testimonia in primo luogo che Ciaikovsky è uno degli orchestratori più egregi annoverato dalla storia musicale e se la. sua straordinaria inventiva melodica incontra l'immediata corrispondenza degli ascoltatori ciò significa che il Nostro, come tutti i suoi migliori colleghi, ha capito sin da principio che la musica,come ogni disciplina artistica, deve innanzitutto comunicare.
Il riservato Ciaikovsky che evitava i salotti dell'alta società per frequentare i contadini, gli artigiani, gli artisti circensi e riportava nei suoi appunti le melodie popolari riferitegli per elevarle a musica. colta nelle sue composizioni ben sapeva, come ogni grande artista, che dalle cose più semplici si perviene, passo dopo passo, ai grandi capolavori.

Ecco dunque a proposito la buona occasione per meditare sull'argomento, offertoci mercoledì 27 luglio presso il Santuario della Beata Vergine Marcelliana grazie all'ospitalità del Padre Priore Fra' Giovanni Vicentini -buon organista- e confratelli, su iniziativa dell'Associazione "Voci di donna"; che ha visto un'esecuzione dell'Orchestra Filarmonica di Dnepropetrovsk con la direzione del M.o Maurizio Zaccaria e il flautista Andrea Palumbo.
In programma Mozart e -appunto- Ciaikovsky. Così lontani, così vicini. Lontani per ragioni cronologiche, anche se a ciascuno di loro il proprio secolo andava stretto, a Mozart, in particolar modo, in quanto massimo genio musicale della storia, mai appartenuto pienamente al pensiero illuminista che dominava il suo tempo, sincero cattolico ma pure attratto dalla cultura massonica. Ciaikovsky, da par suo, si profila di primo acchito come chiaro esponente dello spirito tardo-romantico fino alla patologia, ma animato da un'autentica venerazione nei confronti del Salisburghese al punto da studiarne minuziosamente la purezza strutturale e stilistica e dedicargli fior di composizioni nonché fedeli trascrizioni.

Mozart e Ciaikovsky uniti non solo stilisticamente, ma anche da una morte oscura. Wolfgang, la cui tomba risulta ancor oggi introvabile, neppure un mese e mezzo prima della sua morte aveva infatti scritto alla moglie Constanze. Weber di sospettare d'essere stato avvelenato, tant'è che le cause della sua scomparsa sono ancor oggi oggetto d'indagine per storici critici.
Idem per Ciaikovsky, la cui morte, com'era stato per sua madre, sembrava dovuta al colera, la cui epidemia dilagava allora nel 1893 a S. Pietroburgo. Ma tutti avevano notato che il musicista non era stato ricoverato in isolamento. Riferendosi pertanto alle più recenti ricerche, sembra che la morte di Ciaikovsky sia stata dovuta anch'essa ad un avvelenamento seguito a un sommario processo perpetrato a suo danno da una cerchia sociale che in ogni tempo -come nel caso di Mozart- sembra poter suicidare chi vuole.
Come e perché sono scomparsi dunque Mozart e Ciaikovsky? Non sarà certo il cinema a fornirci la verità, per quanto i due autori siano stati onorati da pregevoli operazioni filmiche. Lasciamo dunque per un istante da parte cinema, tivù e internet, attuali padroni, per rivolgerci invece agli addetti ai lavori, cioè agli studenti da Conservatorio, oppure ai ricercatori, o ancora agli orchestrali come gli Ucraini che in quest'estate piovosa, pari agli altri interpreti dell'Est europeo, si sono denotati ancora una volta buoni lettori del repertorio mozartiano nonché accaniti sostenitori di Ciaikowsky, per loro non solo massimo compositore bensì nume tutelare.

In programma al concerto della Marcelliana, dunque, c'era Mozart con l'Ouverture dal "Flauto magico", penultima opera lirica del genio di Salisburgo, fiabesca e fatale, densa di simboli massonici.
Perché eseguire l'ouverture di un'opera massonica proprio in una chiesa, giacché sia Mozart che Ciaikovsky ci hanno lasciato memorabili composizioni sacre? La domanda. pare proprio inevitabile.
Ciononostante un'ouverture, musica pura scindibile da ogni genere di testo o contenuto, può essere eseguita dovunque e il genio artistico che la produce è sempre a immagine e somiglianza di Dio.
Un tema - password di 3 note per terze ascendenti ci introduce quindi come flauto magico in un mondo di felicissima invenzione tematica in cui il procedimento del fugato, appreso da Mozart nei ferrei studi bachiani, viene scevrato da ogni forma di aulicità per divenire pura espressione di zampillante prodigio creativo. Flauto magico che nella stessa serata ha trovato ideale declinazione nel concerto n° 1 K 313 in Sol, in cui Mozart, col celeberrimo Minuetto, dimostra ancora una volta di adeguarsi agli stilemi rococò del suo tempo senza però mai divenirne servo.

Infine è arrivato Ciaikovsky con la sua Quinta sinfonia in mi minore.
Una sinfonia che torna qui nei nostri ambienti, dopo 18 anni di assenza. Rappresenta sempre e in ogni modo un'ottima scelta musicale, la Quinta, ideale via di mezzo tra la spiegata drammaticità della Quarta e la "summa" dolorosa della Sesta, la "Patetica". Già, la Quinta, col suo "incipit" dagli archi al "pianissimo", sideralmente lontano dall'esordio imperioso della Quarta; la Quinta, col suo indimenticabile monologo per corno sulla campitura degli archi in apertura del 2° movimento, più toccante e rivelatore dell'intera "Patetica"; la Quinta, ciclicamente strutturata che vede il suo tema ricorrente esposto al modo maggiore in una marcia trionfale nel movimento conclusivo, può essere non a torto considerata la migliore delle 6 sinfonie ciaikovskiane, composta nel periodo in cui l'Autore si affermava nella direzione d'orchestra.; la Quinta, si che vuol significare, col suo esordio uscente dalle nebbie del cupo mi minore e il suo finale solenne e struggente, che pure dopo il dolore si può risorgere.
Zaccaria. ha stringato il tratto e serrato il ritmo nell'ultimo movimento, tuonando negli scarti dinamici, ben consapevole di avere a disposizione un insieme affiatato e sicuro.
Sarebbe piaciuto sentire più furia nel guizzante crescendo degli archi in moto contrario con gli ottoni subito dopo l'esposizione dell'Allegro vivace, superba unghiata del grande orchestratore.
Ma, senza cavillare, quello offertoci dagli amici ucraini è stato davvero un bel Ciaikovskj, dovute le ovazioni da stadio. E ora, per favore, una tregua alle solite diatribe destra-sinistra, nord-sud, oriente-occidente. È la festa dell'Assunta; giù le armi, lasciateci Mozart e Ciaikovsky.

Chiara Facis


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