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Bonaventura da Bagnoreggio

Il SANTUARIO > I SANTI FRANCESCANI

Bonaventura da Bagnoreggio ( 1217/1221-1274) nell'affresco del Pegrassi è una figura incappucciata e composta, l'atteggiamento severo ed austero sembra voler richiamare l'opera del riformatore dell'Ordine francescano; di fatto, egli fu un vero sapiente, tanto da meritare il titolo di Doctor Seraphicus, pur restando anche simpaticamente umano.

Giovanni Fidanza da Bagnoreggio (Viterbo) da bambino fu guarito da san Francesco, che vedendolo avrebbe esclamato: " Oh bona Ventura ", decidendo così il cambiamento del suo nome.

Entra nell'Ordine (1243), amico di "San Tommaso d'Aquino". San Tommaso d'Aquino, studia e insegna filosofia e teologia a Parigi, maturando il suo pensiero critico e l'equilibrio dei sentimenti.

Escluso dall'insegnamento universitario con altri francescani che, come lui, rifiutano di giurare fedeltà agli statuti della corporazione universitaria, è riabilitato, ma rifiuta la carica, perché ormai è ministro generale dell'Ordine francescano ed è impegnato a custodire l'unità e la fedeltà al carisma.

È nominato vescovo e Cardinale; nel Concilio di Lione, (1274) con la sua dottrina decisamente cristocentrica, ha un ruolo rilevante nel tentativo di conciliazione fra la Chiesa latina e quella greca. Muore proprio durante il Concilio, forse avvelenato.

È considerato il maggiore biografo di San Francesco d'Assisi; alla sua "Legenda maior" - s'ispira Giotto per il ciclo delle storie sul santo di Assisi.

Sotto la sua guida furono pubblicate le "Costituzioni narbonesi", su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine.

La sua filosofia dichiaratamente cristiana, parte dal presupposto che ogni conoscenza derivi dai sensi, ma che l'anima conosca Dio e se stessa in modo immediato. L'uomo, inquieto pellegrino dell'Assoluto deve compiere un itinerario della mente in Dio attraverso atti d'intelligenza e di volontà. La ricerca diventa, un viaggio mistico e realisticamente impegnativo, accompagnato dalla permanente emozione di sentirsi alla presenza di Dio che, come un artista, crea ciò che ha concepito, immettendo nella materia i germi del suo sviluppo. Il creato porta significatione del Creatore e va rispettato nei suoi equilibri e secondo le sue leggi.

La filosofia aiuta la ricerca umana di Dio, punto di partenza e insieme d'arrivo, "ragione suprema" che illumina la via da percorrere.

La via illuminativa percorsa con l'intelletto e la volontà passa attraverso tre gradi, esteriore, interiore, eterno, preceduti e sostenuti dall'intensa ed umile preghiera che dispone ad accogliere la grazia che riforma, purifica, illumina.

È necessario rientrare in noi stessi, perché la nostra mente è immagine di Dio, immortale, spirituale e dentro di noi, il che ci conduce nella verità di Dio... elevarci a ciò che è eterno, spiritualissimo e sopra di noi, aprendoci al primo principio, e questo dona gioia nella conoscenza (17).


Allo sguardo del francescano, le creature tutte sono impronte, immagini, segni, similitudini di Dio, persino le pietre gridano la presenza del Creatore; l'uomo, a causa del peccato originale, è capace di tradirne il progetto, ma resta un peccatore salvato, anche grazie alla Madre di Gesù.

La Vergine ha concepito colui che era l'espiazione d'ogni peccato.
Una grazia singolare le è stata dunque concessa per la quale ogni concupiscenza è stata in lei spenta alla radice, perché potesse concepire il Figlio di Dio senza alcuna corruzione e macchia di peccato (18).

Tutte le tappe della vita visitata dal dolore, che la Donna Madre del suo Creatore condivide con il Figlio, sono situazioni che si rovesciano nell'eternità. La Madre di misericordia, la Regina di bontà e di clemenza... un tempo nella sofferenza a causa nostra, colma di dolore, e ora indicibilmente esaltata al di sopra del coro degli angeli e di tutte le creature. Ella regna con il Cristo suo Figlio nel palazzo della Trinità (19).


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