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Ascoltare per Amare

CARITAS MONFALCONESE

ASCOLTARE PER AMARE
Gesù che viene, spesso soffre.
Avvento di fraternità 2018:
un tempo per riconoscerlo e accoglierlo.

Durante questo tempo di Avvento vogliamo scoprire alcune attività che la nostra Caritas svolge nel monfalconese:

1. il dormitorio (I domenica)
2. l'emporio della solidarietà (II domenica)
3. la mensa (III domenica)
4. i centri d'ascolto parrocchiali (IV domenica)

Il 16 dicembre è la III domenica: è dedicata alla carità. Raccoglieremo sia del denaro sia dei generi alimentari.

1. Il dormitorio "A. Vescovini"

Di cosa stiamo parlando?
Il Dormitorio Aristide Vescovini di Monfalcone inizia la sua attività di accoglienza a fine agosto 2015.
Si trova negli spazi della parrocchia B.V. Marcelliana.
Può accogliere 7 persone e offre, oltre ad un posto dove passare la notte, un luogo dove poter lavarsi e poter consumare una prima colazione. Gli ospiti possono entrare in Dormitorio la sera dalle 19.00 alle 20.00 e devono uscire entro le 8 la mattina.

Chi lo gestisce?
Il Dormitorio Vescovini funziona grazie all'impegno di 14 volontari che hanno dato la loro disponibilità per essere presenti a turno nelle ore di accoglienza serali e di sveglia mattutina.

Chi paga i costi?
I costi di gestione del Dormitorio A. Vescovini sono coperti da una quota da parte dei fondi 8Xmille della Chiesa Cattolica a disposizione dell'Arcidiocesi di Gorizia per le opere di carità.

Ci sono molte persone che lo usano?
Dal 24 agosto 2015 al 15 novembre 2018 il dormitorio ha accolto 90 persone. Sono, invece, 36 gli ospiti accolti dal 1° gennaio 2018.

Chi sono queste persone che lo usano?
Dal 1° gennaio al 15 novembre 2018 il Dormitorio Vescovini ha accolto 10 cittadini italiani e 26 cittadini stranieri.

Qual'è la loro età?
Gli ospiti stranieri hanno tendenzialmente un'età più giovane di quella dei cittadini italiani. In particolare il 34,62% degli ospiti stranieri, pari a 9 ospiti su 26, non ha compiuto i 30 anni di età e un altro 30,77%, pari a 8 ospiti, ha un'età tra i 30 e i 40 anni; infine soltanto 7 ospiti stranieri hanno un'età superiore ai 50 anni.
Analizzando invece i 10 ospiti con cittadinanza italiana si nota che soltanto 1 ospite non ha compiuto i 40 anni. 4 ospiti hanno un'età tra i 40 anni e i 50 anni ed altri 3 ospiti italiani hanno tra i 50 e i 60 anni. I restanti 2 ospiti cittadini italiani hanno già compiuto i 60 anni.

Quanto tempo rimangono?
La permanenza media di un ospite nel dormitorio A. Vescovini è di 34 giorni. Analizzando in modo più specifico si nota che il tempo di permanenza degli ospiti stranieri è molto più breve degli ospiti italiani. Il 42,31% degli stranieri permane del Dormitorio Vescovini meno di 10 giorni, il 23,08% tra 10 e 20 giorni e il 34,62% più di 20 giorni. Il 50,00% degli ospiti italiani, invece, permane in Dormitorio più di 20 giorni, il 20% tra i 10 e 20 giorni ed infine soltanto il 30% meno di 10 giorni.

La più lunga permanenza al dormitorio dei cittadini italiani rispetto ai cittadini stranieri potrebbe essere spiegata dal fatto che gli ospiti stranieri abbisognano di un breve periodo per poter rialzarsi dal momento di difficoltà facendo leva su forti risorse motivazionali. Al contrario gli ospiti italiani senza dimora in certi casi vivono situazioni di grave marginalità sociale dove la perdita della dimora non è soltanto dovuta alla perdita del lavoro, ma è causata da problemi di dipendenza da alcool o da sostanze o da problemi psicologici oppure dalla rottura dei legami familiari.


2. Emporio della Solidarietà "A. Colautti"


Di che si tratta?
L'Emporio della Solidarietà "A. Colautti" di Monfalcone è una specie di "supermercato". All'Emporio della Solidarietà le famiglie in povertà possono rifornirsi gratuitamente di generi alimentari scegliendo tra gli scaffali i prodotti alimentari che preferiscono utilizzando dei punti che vengono scalati da una tessera. I punti sono calcolati in base alla situazione economica e sociale della famiglia.
L'Emporio è aperto tre volte alla settimana nei pomeriggi del lunedì, mercoledì e venerdì. E' nato ad aprile 2015.

Chiunque può andarci a prendere del cibo?
Per poter accedere all'Emporio bisogna rivolgersi ai Centri di Ascolto parrocchiali o alla Croce Rossa Italiana sede di Monfalcone e Grado.

Chi viene, paga?
No. Quando i Centri di Ascolto o la Croce Rossa riconoscono che c'è una effettiva situazione di bisogno, attribuiscono la quantità necessaria.

Da dove viene il cibo?
Una parte viene donato da negozi o da persone; se non basta, alcuni generi alimentari vengono acquistati.

Dove prendete i soldi?
Oltre che dalle offerte dei fedeli fatte alla Caritas, l'Emporio monfalconese è sostenuto da un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e un finanziamento dell'Unione Territoriale Intercomunale (UTI) Carso, Isonzo e Adriatico. I locali dell'Emporio della Solidarietà sono di proprietà dell'ATER di Gorizia concesso in comodato al Comune di Monfalcone.

Chi gestisce l'Emporio?
L'Emporio della Solidarietà è gestito dall'associazione La Ginestra onlus, braccio operativo della Caritas diocesana, e vi operano 2 dipendenti e 35 volontari.

Questi volontari bastano?
No. Si danno da fare con grande generosità, ma ci sarebbe bisogno di altre persone volontarie.

Molte persone beneficiano dell'Emporio?
Dalla sua costituzione sono state emesse 624 tessere. In altre parole 624 nuclei familiari hanno beneficiato dei generi alimentari dell'Emporio della Solidarietà di Monfalcone.

Chi sono coloro che si rivolgono all'Emporio?
Nel corso del periodo da gennaio a ottobre 2018 si sono rivolti all'Emporio della Solidarietà 306 nuclei familiari: di questi 204 sono italiani e 102 stranieri. Calcolando tutti i componenti nei nuclei familiari hanno beneficiato del servizio dell'Emporio della Solidarietà 817 persone di cui 434 cittadini italiani e 383 cittadini stranieri.
Le famiglie straniere che si rivolgono all'Emporio hanno mediamente più componenti rispetto ai nuclei familiari italiani.

3. la mensa

Di che si tratta?
Si tratta di un servizio pasti per chi è in difficoltà, operativo presso l'Oratorio san Michele in via Mazzini a Monfalcone.

Da quando esiste?
E' iniziato nel gennaio 2008.

Chiunque può andarci ?
Chiunque può accedere a questo servizio gratuitamente.

Qualcuno degli utenti contribuisce almeno un po' ?
Qualcuno sì, se ne ha la possibilità.

Quanti pasti servite ?
Vengono serviti 38-40 pasti dal lunedì al venerdì, più di 45 al sabato. Il servizio è per il pranzo, quindi dalle 12.00 alle 13.00.

Da dove viene il cibo?
Buona parte dei pasti sono donati dalla SBE (dal lunedì al venerdì) e dalla centrale A2A (il sabato), alcuni vengono dalla mensa dell'ospedale o da privati

Oltre al cibo, servono soldi per i coperti, il materiale delle pulizie, riscaldamento, ecc.: chi paga?
Le parrocchie di Monfalcone con le offerte dei fedeli e la Caritas Diocesana con una parte dei fondi "8permille".

Chi gestisce la mensa?
Vi sono poco più di una ventina di volontari effettivi, che operano a turno. Vengono alle 11.00 per preparare quel che serve e restano fino alle pulizie dopo il pasto.

Questi volontari bastano?
No. Con disponibilità e sacrificio stanno assicurando il servizio, ma ne servirebbero molti di più per coprire i vari turni, soprattutto dal lunedì al venerdì.

Chi sono le persone che vengono alla mensa?
Vi sono alcuni quasi sempre presenti, altri sono occasionali o che vengono finché la loro difficoltà non è superata.
Certi sono in cerca di lavoro o senza casa, altri pensionati che non arrivano a fine mese o in aspettativa della pensione, alcune donne con bambini, alcune persone fragili, a volte qualche badante rimasta senza lavoro.
Vi sono più uomini che donne. Le persone vengono prevalentemente da Monfalcone o dai paesi limitrofi e sono per i due terzi italiani.

Ma è proprio vero che c'è della gente "di qui" che ha delle difficoltà per nutrirsi?
Sì, la difficoltà è quella economica per molti, ma c'è anche quella della solitudine che porta diversi a lasciarsi andare e non occuparsi come servirebbe di sé stessi.
La mensa offre a queste persone uno spazio di socializzazione in cui ciascuno possa ritrovarsi.

4. i centri d'ascolto parrocchiali

Di che si tratta?
Si tratta di un luogo ove alcuni volontari sono disponibili innanzi tutto per accogliere e ascoltare a nome della comunità cristiana quanti si presentano perché in difficoltà, cercando insieme delle soluzioni senza sostituirsi alla persona stessa o alle strutture che dovrebbero intervenire.

Chiunque può andarci ?
Chiunque, di qualunque razza, sesso, religione, situazione sociale.

Dove sono i centri di ascolto ? Quando sono aperti ?
Ve ne sono presso l'Oratorio "S.Michele" (lunedì 16.30-17.30 e giovedì 10.00-11.00), presso la parrocchia della Marcelliana (mercoledì 11.00-12.00), di S.Nicolò (mercoledì 16.00-17.00), di S.Giuseppe (giovedì 16.00-18.00), di Staranzano (martedì 18.00-19.00).
Operano tendenzialmente su base territoriale.

Quante persone si rivolgono ai centri di ascolto ?
Nel 2018 al "San Michele" una ottantina di famiglie (45 italiane e 36 straniere), alla Marcelliana 22 famiglie (14 italiane, 8 straniere), a san Nicolò una trentina (27 italiane e 6 straniere), a san Giuseppe una trentina (80% italiane), a Staranzano una ottantina di persone.

Avete denaro sufficiente ? Da dove viene ?
No. Si fa quel che si può con quello che c'è in cassa, non i miracoli. Viene dalle offerte fatte nelle parrocchie o da alcune iniziative, come "Caldo Natale": vi sono delle strutture conosciute e consolidate, come il Fondo Di Solidarietà di Staranzano. Per i casi più onerosi si coinvolge il centro di ascolto diocesano, che è sostenuto dall'8 per mille. Intervengono anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e altri enti e associazioni.

Quindi se uno ha bisogno di soldi, glieli date? Come aiutate?
Chi viene, è accolto e ascoltato. I centri non hanno liquidità in mano, per cui non possono far fronte a bisogni immediati di questo tipo: eventuali pagamenti di utenze o altro, vengono fatti direttamente dal centro, se c'è disponibilità finanziaria.
Gli operatori cercano anche di orientare verso le risposte o soluzioni presenti sul territorio, informando circa patronati, servizi sociali, centri di accoglienza. Se necessario, iniziano a dare una prima risposta (cibo, vestiario, ecc.) inviando alle strutture caritative presenti in zona (Emporio, dormitorio, mensa, ecc.); provano ad elaborare un progetto di aiuto alla persona. A volte promuovono iniziative per coinvolgere e coordinare i servizi che potrebbero intervenire.
Il volontario quindi non è lì per risolvere lui tutti i problemi o per distribuire denaro o materiale: cerca soprattutto di stare accanto e accompagnare la persona o la famiglia nella soluzione del disagio.
I centri sono Caritas, il cui scopo principale è sensibilizzare la comunità cristiana e la società per rendersi conto dei problemi e per implicarsi nelle soluzioni facendo crescere la solidarietà.

Vi sono molti volontari?
No. Sono molto bravi, ma sono decisamente pochi.

Cosa si chiede ad un volontario?
La prima cosa è la capacità di ascolto per capire le sofferenze, i problemi, soprattutto quelli non espressi. Evidentemente serve una certa disponibilità di tempo e di formarsi per conoscere le varie risorse presenti sul territorio (servizi sociali, volontariati, ecc.) e interagire con esse, e per gestire le relazioni con umanità, con spirito cristiano e competenza.


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