SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


Vai ai contenuti

Menu principale:


Ascensione del Signore

Liturgia della Domenica 2011 > Pasqua

Grado della Celebrazione: DOMENICA - Anno A
Giorno: 5 giugno 2011
Colore liturgico:
Bianco

In questo giorno la Parola di Dio ci porta ad alzare gli occhi verso il cielo, dove Gesù sale al Padre.
Tra cielo e terra, il presente diventa tempo di responsabilità per vivere con coraggio la nostra testimonianza.

- Oggi si celebra la 45a Giornata delle Comunicazioni sociali. -


ÿ+ÿ

Prima Lettura (dagli Atti degli Apostoli 1, 1-11).
Con l'ultima apparizione ai suoi discepoli Gesù chiude il periodo della sua permanenza sulla terra insieme ai suoi e inaugura l'èra nuova, quella della Chiesa.

Salmo responsoriale (Sal 46/47,2-3.6-9).
Con la Chiesa celebriamo il trionfo di Cristo Signore e il suo ingresso nel cielo alla destra del Padre. Per questo cantiamo con gioia questo salmo:

Ascende il Signore tra canti di gioia.


Seconda Lettura (dalla Lettera di San Paolo apostolo agli Efesìni 1,17-23).
Anche se è salito al cielo, Cristo rimane sempre capo della Chiesa, e per essa chiama tutti a partecipare alla sua gloria.


ÿ+ÿ

Dal Vangelo secondo Matteo - Missione universale dei discepoli. (28, 16-20)

Gesù, prima di salire al cielo, dà il mandato missionario alla sua Chiesa perché faccia nuovi discepoli tra i popoli, battezzi e annunzi il Vangelo, fonte di salvezza.



…“In quel tempo,
16gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.



18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».” ....


Il termine «forza» lega insieme, come un filo rosso, le tre letture:
«Avrete forza dallo Spirito Santo» (prima lettura);
«Possiate cogliere l'efficacia della sua forza» (seconda lettura);
«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Vangelo).
Forza per vivere, energia per andare e ancora andare, potenza per nuove nascite: la mia vita dipende da una fonte che non viene mai meno; la mia esistenza è attraversata da una forza più grande di me, che non si esaurirà mai e che fa la vita più forte delle sue
ferite. È il flusso di vita di Cristo, che viene come forza ascensionale verso più luminosa vita, che mi fa crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore, fonte di nuove nascite per altri.
L'Ascensione è una festa difficile: come si può far festa per uno che se ne va? Il Signore non è andato in una zona lontana del cosmo, ma nel profondo, non oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro.
«Sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del tempo».
Il mio cristianesimo è la certezza forte e inebriante che in tutti i giorni, in tutte le cose Cristo è presente, forza di ascensione del cosmo. Ascensione non è un percorso cosmico geografico ma è la navigazione spaziale del cuore che ti conduce dalla chiusura in te all'amore che abbraccia l'universo (Benedetto XVI).


Gesù lascia sulla terra il quasi niente: un gruppetto di uomini impauriti e confusi, che dubitano ancora, sottolinea Matteo; un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. E a loro che dubitano ancora, a noi, alle nostre paure e infedeltà, affida il mondo. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano: il mondo è vostro.
Gesù se ne va con un atto di enorme fiducia nell'uomo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso. Sa che riuscirò a essere lievito e forse perfino fuoco; a contagiare di Spirito e di nascite chi mi è affidato. Ascensione è la festa del nostro destino - solo il Cristianesimo ha osato collocare un corpo d'uomo nella profondità di Dio (Romano Guardini) - che si intreccia con la nostra missione:
«Battezzate e insegnate a vivere ciò che ho comandato».
«Battezzare» non significa versare un po' d'acqua sul capo delle persone, ma immergere! Immergete ogni uomo in Dio, fatelo entrare, che si lasci sommergere dentro la vita di Dio, in quella linfa vitale. Insegnate a osservare.
Che cosa ha comandato Cristo, se non l'amore? Il suo comando è: immergete l'uomo in Dio e insegnategli ad amare. A lasciarsi amare, prima, e poi a donare amore. Qui è tutto il Vangelo, tutto l'uomo.
Fate questo, donando speranza e amorevolezza a tutte le creature, tutti i giorni, in tutti gli incontri!


da un articolo di P. Ermes Ronchi

UN PANE PER AMOR DI DIO

IN FONDO ALLA CHIESA È SEMPRE PRESENTE UN CESTO PER LA RACCOLTA DI ALIMENTI PER I POVERI; PRIMA DI RECARTI ALL’ALTARE DEPONI ANCHE TU L’OFFERTA!

La Preghiera
di ROBERTO LAURITA

Tu ascendi al cielo, Gesù,
ma non per abbandonarci alle nostre difficoltà,
alle nostre prove, alle nostre fatiche, alle nostre oscurità.

Tu entri nella gloria, Gesù,
per essere maggiormente vicino ad ognuno di noi,
a tutti quelli che Ti cercano con un cuore sincero,
a quanti desiderano ascoltare e mettere in pratica la Tua Parola,
a quanti ne fanno la bussola sicura della loro esistenza.

Ora Tu puoi raggiungere ogni uomo e ogni donna
di tutti i tempi e di tutte le epoche, di ogni lingua e di ogni cultura.
Non c'è più nessun limite al potere del Tuo Amore,
non c'è più nessun ostacolo che possa costituire
un impedimento insuperabile fra Te e l'umanità.

A ciascuno di noi, tuttavia, Tu chiedi di fare la propria parte.
Tu affidi a noi la Buona Notizia, il Vangelo
della liberazione, della misericordia e della grazia.
Tu metti nelle nostre mani un lavacro di rigenerazione,
che trasforma ogni creatura in un figlio, in una figlia di Dio.

Signore Gesù,
quanto è arduo seguire le tue vie,
a volte così strette e faticose.
Aiutaci ad essere veri testimoni
come Tu ci hai chiesto:
«Andate e fate discepoli tutti i popoli...
insegnando loro a osservare
tutto ciò che vi ho comandato»
(Mt 28,19-20),
e a non dimenticare la promessa
che continui a ripeterci:
«Io sono con voi tutti i giorni,
sino alla fine del mondo»
(Mt 28,20),
che è speranza e forza
per la vita di tutti gli uomini.


Letizia Battaglino



Oggi si celebra la
45
a Giornata delle Comunicazioni sociali.


«Parole, parole... soltanto parole, parole tra noi», cantava Mina qualche tempo fa.
E sembra proprio che abbia ancora ragione, in quanto spesso la comunicazione viene sminuita a chiacchiera banale o a semplice proclama di intenti che lascia il tempo che trova.
Cadono in questa trappola molti discorsi politici o di circostanza e persino molte prediche fatte in chiesa o ai figli.
Dello stesso tenore sono il diffuso gossip di molti giornali, i talkshow, i realityshow, le notizie spettacolarizzate della televisione, le confidenze ostentate in molti blog, su Youtube e nei social network.
Da qui nasce l'invito di Benedetto XVI agli operatori della comunicazione a basare ogni loro "annuncio" sulla "verità dei fatti" e a rafforzarlo con la propria "autenticità di vita".
Il Papa lo ribadisce da tempo: i media devono essere strumenti di umanizzazione «organizzati e orientati alla luce di un'immagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali»
(Caritas in veritate n. 73).
Su queste fondamenta umane noi cristiani siamo poi chiamati a innestare i perni dello specifico "annuncio cristiano" che è la parola perenne e reale di Gesù di Nazaret.
Una "parola di verità" che ha il suo cuore in un Dio che incontra gli uomini e con essi parla "come ad amici" (Cfr. Gv 15,13-15) e che oggi ci onoriamo di annunciare con gli ultimi ritrovati tecnologici che l'era digitale mette a disposizione.


Tarcisio Cesarato, massmediologo




Torna ai contenuti | Torna al menu