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Antonio di Padova

Il SANTUARIO > I SANTI FRANCESCANI

Nell'affresco, Antonio di Padova (1188/1195 -1231) ha il volto molto giovanile, roseo, simile ad una delle più antiche immagini del santo, eseguita a tempera su legno e incastonata, oggi, in una delle colonne del presbiterio della Basilica del Santo a Padova, che sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini.

Lo sguardo benevolo è puntato lontano, quasi un invito a guardare e vedere oltre le apparenze e ad abbracciare il più ampio orizzonte possibile.

Antonio (Fernando Martines) nasce a Lisbona, istruito nelle
artes liberales del tempo, diventa un ottimo conoscitore della lingua latina e si esercita nel canto. (10). Vive e studia tra coetanei privi di scrupoli morali, poi, abbandona tutto per incominciare la sua vita religiosa presso i Canonici regolari di Sant'Agostino; passa nel monastero di Coimbra, è ordinato sacerdote; interiorizza profondamente il pensiero di sant'Agostino e della scolastica, di cui assimila il metodo: legere, disputare et predicare.

Diventa frate minore con il nome di Antonio (1220), va missionario in Marocco; si ammala e di ritorno approda in Sicilia (1221); in quello stesso anno partecipa discretamente al Capitolo delle stuoie, condivide e accoglie fedelmente il "sogno" del Poverello, rimesso in discussioni dai grandi organizzatori dell'Ordine.

Viaggia molto, in Provenza, Linguadoca, Aquitania, diventa ministro provinciale dell'Emilia-Romagna e predica a Padova.

Con coraggio interviene contro i prepotenti del tempo, che scatenano in continuazione piccole guerre, disastrose per poveri, indifesi e sfruttati.

Le sue prediche prendono l'avvio da una citazione della Scrittura e si sviluppano attraverso immagini vivaci, il linguaggio è asciutto, diretto: Antonio si mostra sempre meno preoccupato della forma che del contenuto e lo scopo, che è quello di restituire ad ogni uomo la dignità di figlio di Dio.

Paolo Scandaletti in uno studio monografico sullo stile di Antonio in cui, fra l'altro, sviluppa un interessante confronto con Dante, riesce a sintetizzare bene la figura del santo lusitano:

Uomo dotto e popolare insieme, poco incline alla dissertazione speculativa e attento piuttosto alla realtà dei comportamenti e quindi ai giudizi morali. Dimostra di conoscere bene le condizioni di vita degli uomini e delle istituzioni: non insegue l'originalità, ma la certezza dei contenuti e la loro pratica efficacia. È il linguaggio di uno che la sapeva lunga e aveva girato il mondo con gli occhi bene aperti.
(11)

Antonio fu molto stimato dallo stesso Francesco d'Assisi, che così si rivolge a lui in una lettera: A
frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco, salute! Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in tale occupazione, tu non estingua lo spirito della santa orazione e devozione, com'è scritto nella Regola. Stai bene (12).

Da suoi scritti emergono i suoi due grandi amori: la Vergine Maria e l'eucaristia.
Il
giglio, simbolo della purezza, è tenuto dal santo con estrema delicatezza e presentato ad altri, autorizza quindi a pensare che non sia rappresentazione e ostentazione della personale castità, quanto piuttosto della purezza verginale di Maria, che Antonio stesso paragona al giglio che cresce lungo la corrente delle acque.



Ella germogliò come il giglio che apre la sua corolla a forma di calice su di uno stelo robusto.

Infatti, la Vergine fu robusta per l'umiltà e per la volontaria rinunzia alle cose temporali; s'innalzò con la contemplazione delle cose celesti e fu candida per la purezza verginale, con la quale diede alla luce il suo figlio. ( .. ) il giglio nasce in una terra incolta, sorge nelle valli, è profumato, è candido, racchiude in se stesso il suo profumo, quando è chiuso; lo spande all'intorno quando è aperto: ha sei foglie e gli stami dorati con il pistillo al centro ... gli stami d'oro sono la sua povertà e l'umiltà, il pistillo al centro è l'eccellenza dell'amore di Dio nel cuore della Vergine
(13).

Nei suoi Sermones Antonio fa ripercorrere la vita, l'intera vita di Maria, con precisione teologica e con la poesia dettata dal Sentimento, dall'Annunciazione, Natività, fino all'Assunzione in cielo.
Essa, come un arcobaleno, fece un cerchio nel cielo, vale a dire nella sua gloriosa umanità circondò la divinità. (14).
Antonio di Padova è stato un convinto assertore dell'assunzione della Vergine.
Il Signore s'innalzò quando ascese alla destra del Padre, e l'Arca della santificazione del Signore s'innalzò quando la Vergine Madre fu assunta al Talamo celeste... egli preparò alla madre sua un soglio tutto disseminato di stelle, perché l'amò a preferenza di tutti, avendo preso la carne da lei... e perciò meritò di essere coronata in cielo... Appressatevi dunque, e guardate la Madre del nostro Salomone, nel diadema di cui fu incoronata nel giorno della sua Assunzione (15).
Si racconta che il santo volentieri interrompesse le sue prediche per cantare l'inno alla Vergine:
O Gloriosa Domina

Ti preghiamo, o nostra Signora,

o nostra speranza:

siamo sbattuti dalla tempesta di questo mare terreno;

tu, che sei la stella del mare,

mandaci il tuo raggio di luce e dirigici al porto;

con la tutela della tua presenza,

assistici,

quando usciamo dalla vita,

in modo che meritiamo di uscire

senza timore da questo carcere

e di pervenire lieti

alla gioia che non ha fine (16).



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