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Affreschi di Agostino Pegrassi 1

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Agost. Pegrassi

Arrivo della statua della B.V.Marcelliana
Agostino Pegrassi
Presbiterio - parete destra

Dopo la tragedia della Guerra 1915-18, che aveva trasformato l'Isonzo e le trincee del Carso in campi di battaglia e di morte, e il Santuario della Marcelliana in un Ospedale militare, Monfalcone diventa un importante centro industriale della neo Regione Venezia Giulia. Le navi costruite o riparate nel Cantiere navale CA ( poi CRDA) cominciano a solcare mari e oceani e danno lavoro a tanti operai del Nord, Centro e Sud dell'Italia, attratti dai miti derivati dal decollo dell'industria. Il processo di rapido sviluppo, si ripercuote ad onde sempre più estese nei vari settori della vita della "cittadella" operaia di Panzano, dalla demografia all'economia, alle abitudini quotidiane.

La Marcelliana assorbe le diversità e la fa convivere. La Madre di Dio scolpita nella pietra del Carso diventa la confidente silenziosa di tante speranze, nostalgie, antiche fatiche e nuove gioie, legate alla "piastrina" numerata dell'operaio che entrando in Cantiere ritiene di aver ottenuto il "posto sicuro" (1).
Nel 1914, in piena guerra, la gestione del Santuario è affidata ai
Missionari Figli del Cuore immacolato Maria, C.M.F. (Cordis Mariae Filius). I religiosi, detti anche Claretiani, s'impegnano nell'apostolato tra gli operai, in fedeltà al loro carisma che mette in primo piano la missione (2).
Tra le varie iniziative apostoliche, i Claretani ripresero la tradizionale processione con l'immagine della B.V. Marcelliana per le strade di Monfalcone e Panzano.

Il tempo genera abitudine e logora tanti sentimenti, ma sostare in preghiera davanti ai cancelli del Cantiere, per chiedere alla Madre di proteggere il lavoro dei figli, è rimasta ancora oggi un'esperienza forte, nella misura in cui si apre sui tanti e tanti volti di operai, in bicicletta o a piedi, ieri con il terliz e oggi con la tuta, in motorino o in macchina, che arrivano ai cancelli prima di essere sorpresi dal "fischio", che ritma la vita della gente di Panzano insieme con il suono delle campane della Marcelliana.

Nel 1925 il Santuario torna alla cura del clero diocesano; nel 1927, in un contesto ormai ricco di fermenti e spinte nuove di ideologie pronte a scontrarsi sul terreno sociale e politico, arrivano i figli di Francesco d'Assisi, della Provincia Veneta di Sant'Antonio di Padova.

I Frati Minori,
strumenti di pace, eredi del tenerissimo amore di Francesco d'Assisi per la Madre di Dio, si fanno carico del variegato mondo della Marcelliana, mandano avanti le antiche tradizioni, alcune delle quali risalgono alla presenza dei monaci Benedettini di Belligna (XIII-XV sec.), e ne creano delle nuove.

Fra le altre iniziative, il padre guardiano Fedele Pegoraro, francescano ex combattente, riprende e ritocca gli statuti dell'antica
Confraternita o Scola della B.V. Marcelliana risalenti al XIV sec. I confratelli, che indossavano la cappa azzurra come il loro gonfalone, si propongono scopi di vita cristiana ancora molto attuali nella sostanza.

(1)Quella del mio papà, Giacomo Guglielmo, era il numero: "C.A. 9300". La custodisco con fierezza e riconoscenza, mi richiama affetti tenaci, passati attraverso la prova del duro lavoro anche a cottimo, sostenuto chiedendo e rivendicando con coraggio il giusto salario, per vivere e garantire ai figli un futuro migliore.
(2) Il nome viene da Antonio Maria Claret che fonda la Congregazione l'l1 febbraio 1870


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