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Primo anno: verso la Riconciliazione

La PARROCCHIA > Catechismo > Gli incontri con i genitori

Abramo

E' ricordato ed onorato come 'padre dei credenti', colui che, grazie alla sua fede, ha fatto nascere il popolo di Dio.
Era un pastore nomade, di una famiglia benestante, che viveva nella mezzaluna fertile, la terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate chiamata Mesopotamia.
La sua grandezza? Aver ripreso un percorso di riavvicinamento al Dio che aveva dato origine al mondo e all'uomo, ma che l'uomo aveva abbandonato.
Di Abramo si parla nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, quello che narra la creazione, il giardino dell'Eden, l'errore di Adamo ed Eva, l'uccisione di Abele da parte di suo fratello Caino, l'arroganza dell'umanità nei confronti di Dio che porta al diluvio universale, la superbia dell'uomo che porta alla torre di Babele, alla confusione delle lingue e alla divisione dei popoli. A questo punto entra l'esperienza di Abramo, uomo che 'si fida' di Dio.
Dio lo chiama e lui parte seguendo la promessa di una terra nella quale, con la sua discendenza, sarebbe diventato una grande nazione
(scheda1). Lascia la Mesopotamia e raggiunge la terra di Canaan, l'attuale Palestina.
La terra sarà conquistata da Abramo e dalla gente della sua tribù, ma come si realizzerà la promessa di una grande discendenza se lui, ormai vecchio, non ha figli?
Ancora il dialogo con Dio e ancora la fiducia di Abramo.
Non riesci a contare le stelle e la tua discendenza sarà così numerosa, rassicura Dio, e Abramo attende la realizzazione della promessa
(scheda 2). Non è un'attesa senza pensieri e senza dubbi davanti all'evidenza della sua vecchiaia e di quella di Sara, sua moglie, ma prevale le fiducia nella parola di Dio che mantiene le promesse fatte.
Il figlio di Abramo e Sara si chiamerà Isacco e sarà motivo di una nuova grande prova per Abramo.
All'epoca di Abramo, quando si fondava una nuova città alcuni popoli usavano sacrificare agli dei un primogenito.
Abramo stava fondando una nazione e Dio mette alla prova la sua fedeltà
(scheda 3): lo manda sul monte a sacrificare Isacco. Abramo è distrutto, ma confida ancora nella promessa di una grande discendenza. Dio lo ferma, non ucciderà suo figlio, ma offrirà in sacrificio un ariete. Non è solo una prova per la fedeltà di Abramo; è anche chiara indicazione al rifiuto dei sacrifici umani per il futuro popolo di Israele.
Abramo è quindi l'esempio dell'uomo che ha fede nel Dio che mantiene le proprie promesse.


Inizia la storia del popolo dei discendenti di Abramo.

La vita di questo popolo non è facile, la promessa di Dio fa i conti con la fedeltà e con l'infedeltà degli uomini. E' una promessa che rimane valida, ma l'uomo è capace di dimenticarsene e di tradirla con comportamenti che vanno contro Dio e contro gli altri uomini. Fedeltà di Dio e infedeltà dell'uomo; felicità e tragedia; abbandono e riconciliazione: sono i termini con i quali la Bibbia leggerà tutta la storia del popolo che, dal nipote di Abramo, prenderà il nome di popolo di Israele. E' la storia della salvezza: il dialogo, lo scontro, la riconciliazione tra Dio e il suo popolo fino alla scelta di Dio di rinunciare alle sue prerogative per entrare nel mondo ad indicare all'uomo la strada della vita. Ancora, in Gesù, lo scontro tra bene e male che porta alla sua infamante morte in croce, premessa per una risurrezione che ritorna all'uomo la certezza che Dio mantiene le sue promesse di vita distruggendo anche il potere della morte.

L'esperienza della schiavitù

Circa 1700 anni prima di Cristo, una grande carestia colpì l'Egitto e l'area mediorientale. Ci furono migrazioni di popoli ed una di queste riguardò le tribù di Israele che si spostarono in Egitto, dove l'organizzazione del regno del faraone aveva garantito la possibilità di sopravvivenza.
Nella Bibbia, questa migrazione è descritta on la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe, a sua volta nipote di Abramo
(scheda 4).
Giuseppe, per invidia era stato venduto dai suoi fratelli a dei mercanti di schiavi che lo avevano portato in Egitto. Qui, dopo alterne vicende, riesce ad interpretare due sogni del faraone riferiti proprio ai periodi di abbondanza e di carestia. La stima del faraone valse a Giuseppe la carica di vicerè d'Egitto e proprio da lui andranno a chiedere aiuto i suoi fratelli. Giuseppe li riconosce e li accoglie permettendo così l'ingresso in Egitto delle tribù di Israele.
Dopo la morte di Giuseppe, con il passare delle generazioni, il popolo di Israele divenne sempre più numeroso e fece sorgere timori ai faraoni egiziani
(scheda 5): potrebbe ribellarsi e creare problemi. Il faraone quindi emise leggi che portarono in pratica ad un regime di dura schiavitù per gli israeliti, fino al tentativo di limitarne il numero con la soppressione dei primogeniti.


Dio vuole un popolo libero

In quel periodo, siamo circa nel 1300 avanti Cristo, entra nella storia del popolo di Israele la figura di Mosè. Primogenito, era stato nascosto in una culla posta in un'ansa del fiume Nilo. Raccolto dalla figlia del faraone, divenuto adulto vive negli ambienti della corte fino a quando, per difendere uno schiavo israelita, uccide una guardia egiziana. Deve fuggire nel deserto della vicina penisola del Sinai. Qui avviene l'incontro che cambierà la sua vita: Dio vuole il suo popolo libero e affida a Mosè la missione di liberarlo
(scheda 6).
Mosè non è un tipo facile e resiste alla proposta di Dio accampando la sua balbuzie e la sua debolezza, che lo rendono poca cosa davanti al potere del faraone. Questo servirà a dimostrare la potenza del Dio di Israele che opererà attraverso di lui segni prodigiosi per convincere il faraone a liberare il popolo di Israele.
La liberazione verrà e la notte in cui il popolo si prepara a partire dall'Egitto diventa la memoria che fonda il nuovo rapporto con Dio e l'identità stessa di Israele. E' la Pasqua, momento del passaggio del Signore che porta la libertà
(scheda 7).
E' anche l'inizio di un lungo percorso per giungere alla terra promessa e in questo viaggio nel deserto Dio accompagna il suo popolo
(scheda 8 e 8b). Un'esperienza che vede altalenare le tribù di Israele tra fiducia e tradimento, tra speranza e disperazione, ma che culmina con un grande patto: l'osservanza dei dieci comandamenti consegnati a Mosè sarà la misura della fedeltà del popolo al suo Dio. E' la legge dell'antica Alleanza (scheda 9): il popolo che la osserva vive nella pace e nella prosperità, ma quando il popolo se ne dimentica vengono i tempi della distruzione e dell'esilio (scheda 11).


Una nuova alleanza per tutti i popoli

Ai tempi dell'imperatore romano Augusto, Israele attende il Messia liberatore. Verrà, ma non come il popolo e soprattutto i suoi capi si attendevano. Non sarà un condottiero armato, un leader popolare a capo di una rivolta.
Dio, incarnato e resosi tangibile in Gesù, rovescia tutti i parametri: parla di amore per Dio e per il prossimo. L'amore, capace di dare la propria vita per gli altri, è il fondamento della Nuova Alleanza offerta da Gesù, che subisce la morte in croce per distruggere la stessa morte con la risurrezione.
Questo il popolo non si attendeva e non riesce a capire. Pochi, che hanno seguito Gesù nella sua esperienza, anche se non sempre sono stati capaci di comprenderlo e stargli vicino, hanno colto il nuovo messaggio. La vecchia alleanza chiedeva di osservare una legge, che nei secoli era diventata sempre più complicata. La Nuova Alleanza supera i confini di un popolo e chiede di vivere nell'amore. Questa Alleanza, questo incontro degli uomini con Dio, supera la cena della Pasqua dell'agnello per diventare la Pasqua in cui Gesù dona se stesso per una liberazione che va nel profondo dello spirito e porta la vera libertà, libertà dal male e dalla morte
(scheda 11b).
Il pane e il vino dell'incontro pasquale nel cenacolo a Gerusalemme, diventano 'memoria' di Gesù, che significa che quando ci riuniamo per celebrare l'eucarestia Gesù è presente in quel momento con tutta la sua realtà, con le sue parole e la sua vita.



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