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L'annunciazione: luce silenzio grazia

Il SANTUARIO > AFFRESCHI di Sebast. Santi

L'Annunciazione
una scena di luce, silenzio e di grazia


Maria di Nazareth è il modello di fede e ascolto della Parola; il pittore l'ha rappresentata nell'atto di accogliere il dono gratuito di Dio nel mistero dell'Incarnazione, nel mistero della Bellezza che salva il mondo recuperando nel tempo il progetto-uomo eternamente presente nel Verbo del Padre.
L'Annunciazione è aurora della nuova creazione, kairòs, momento di Dio che irrompe nella storia.
Con il suo "sì" la Vergine diventa veste di carne, come dice Francesco d'Assisi, dà un volto umano e rende fratello di ogni uomo il suo Signore (2).
L'affresco della lunetta di fondo non è immediatamente visibile a chi entra nel Santuario della B.V. Marcelliana, sembra essere prima di tutto un messaggio per chi si trova sul presbiterio, per i lettori e, ancor più per i sacerdoti, i soli che ci dispensano lo spirito e la vita (3), e che, per farlo il meno indegnamente possibile devono poter guardare alla fede di Maria, attenta alla Parola e ai bisogni dei fratelli per portarli al Figlio.
Per guardare l'affresco, uscendo dalla chiesa, occorre sollevare la testa e lo sguardo, facendo un gesto che sarà necessario ripetere nel quotidiano se si vuole dargli un senso e vivere nella fede.

Lo sfondo dell'affresco è dato da una luce pacata, quasi bianca, che si diffonde a semicerchio; la luce vince le ombre/nuvole grigie che salgano dal basso e poggiano su di una linea di terra grigio-verde dal lato sinistro e grigio-marrone dall'altro a destra.
Nei contorni sfumati e irregolari di quelle ombre volute dall'artista si può leggere tutta la nostra storia giocata sul registro della libertà. La luce-salvezza è per tutti a condizione che ciascuno accolga la realtà che trascende la storia stessa.
A guardare con attenzione, la striscia di terra, mostra la pavimentazione di pietra, costruzione dell'uomo, forse l'interno della casa di Nazareth dove il mistero di Dio prende carne per abitare tra noi, fare tenda nei nostri deserti.
Un raggio di luce è puntato su Maria e rimane come assorbito dalla sua figura.
L'affresco è costruito su tre poli e mette in atto, in chi si ferma a guardarlo, un movimento ternario che collega le tre figure che si rinviano reciprocamente l'un l'altra: la colomba, l'angelo, la Donna.


La colomba, tradizionale simbolo dello Spirito santo e storico simbolo d'Israele occupa il centro dinamico della lunetta. La vita di Dio, l'Amore, è posto in alto, ai limiti dell'arco; la figura è immersa nella soffusa luminosità e quasi si confonde con essa. Così opera lo Spirito misteriosa e reale presenza dentro il tessuto della storia, come vento leggero che passa e feconda la terra.
L'azione del vento dello Spirito è resa visibile dagli effetti che produce: il movimento appena accennato dei capelli biondi e della veste dell'angelo bianco, il dispiegarsi delle sue ali e, ancor più, dalla cintura e dalla fascia che dà rilievo all'immagine del messaggero. Il colore rosa violaceo di quest'ultima è simbolo della sapienza, della conoscenza che dà sapore alla vita.
L'arcangelo Gabriele è nell'atto di comunicare alla Vergine il mistero che, annunciandosi, trasforma la vita. La figura è costruita sulle coordinate di una croce, o meglio di un TAU: l'asse verticale termina con il piede che tocca a punta la zona verde della linea di terra; l'asse orizzontale è dato dalle braccia e dalle ali spiegate. Il braccio sinistro è teso nell'atto di presentare a Maria un giglio, emblema della purezza che, al tempo stesso, rievoca l'immagine biblica Flos de radice Iesse.


Lo stelo sostiene due fiori sbocciati, probabilmente per significare che l'Immacolata diviene madre dell'Uomo-Dio.
È questo il capolavoro del Dio Fedele. Egli può e vuole far germogliare la Sua Novità dall'antico tronco dell'Alleanza stabilita con il suo popolo per sempre.
Il terzo polo dell'affresco è dato dalla figura di Maria di Nazareth, Donna Potente Umile che costituisce la zona più cromatica dell'insieme.
È inginocchiata con le braccia aperte in un gesto di accogliente abbandono. Il volto è circondato da un velo bianco, lo sguardo abbassato sembra rivolto alla zona luce-ombra del suo grembo formata dal manto e dal ginocchio sinistro sollevato. Fa pensare alla nube dell'Esodo, l'ombra della presenza e del nascondimento di Dio che guida l'uomo nel cammino della liberazione.
Accanto alla figura di Maria c'è un cartiglio spiegato su cui non c'è traccia di scrittura visibile, facendolo assomigliare ad un tappeto bianco, che tradizionalmente segnala la sacralità del luogo d'incontro tra Dio e l'umanità.
Come l'angelo anche Maria ha una cintura. Nel linguaggio biblico cingersi i fianchi significa disporsi ad un cammino, ad un viaggio di cui si conosce la partenza ma che, per il resto, è affidato alla speranza di raggiungere la meta desiderata.

La veste rosa-rossa (la stessa che il pittore fa indossare a Maria nella scena della Visitazione) richiama la tonalità della sciarpa dell'angelo, anche se il colore è più marcato, più rosso, per indicare la Sede dell'Amore spinto fino alla Passione.
Un manto azzurro ricopre il capo e le spalle di Maria e si apre attorno alla persona, figura del Cielo che si china e ricopre la creatura per custodirne il mistero.

Con il suo Fiat, maturato sulle ginocchia di Anna, Maria inizia a percorre un viaggio che la porterà lontano, sulle vie del servizio e della lode, fino a diventare Madre della Chiesa: Virgo Ecclesia facto, secondo l'espressione di Francesco d'Assisi.



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