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23 settembre 2012: fine di un mondo?

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23 settembre 2012: fine di un mondo?

Ecco il giorno che nessuno degli abitanti di Panzano si sarebbe mai aspettato arrivasse: quello dell'addio dei frati. Quando le voci avevano iniziato a girare (e giravano già da qualche anno, mica da ieri) nessuno ci ha dato bada; quando la "bomba" è esplosa sul Piccolo esattamente un anno fa, ancora nessuno ci credeva veramente. Del resto, non ci sono state profuse assicurazioni a pioggia? Che, si, è una possibilità, ma remota...tutt'al più se ne riparlerà nel 2016, ma quante cose potranno ancora cambiare nel frattempo! Per pura precauzione abbiamo contattato il vescovo, sicuri che non avrebbe permesso un altro buco (e che buco!) nel tessuto religioso di Monfalcone, già vacante nella parrocchia di San Giuseppe. Lasciare scoperta anche la Marcelliana, chiesa madre del territorio? Impensabile, poi, privarsi in un colpo solo di quattro sacerdoti, che prestano servizio oltre che nella propria parrocchia anche in ospedale e in casa di riposo, che coprono la maggior parte delle confessioni della città e non solo, che sopperiscono alla mensa Caritas la domenica e non seppelliscono solo i defunti del quartiere. Senza contare che, in un epoca dove tutti i preti stanno a lamentarsi delle chiese vuote, le quattro messe celebrate la domenica in Santuario non conoscono languore. Quindi...

...si è deciso comunque che dell'Ordine dei Frati Minori qui si poteva fare a meno. Evitiamo però le polemiche: ormai in questo momento è necessario solo rimboccarsi le maniche e soprattutto riprendere l'umile esercizio della preghiera. Preghiera non solo perché la Marcelliana possa ritrovare la guida di un ordine religioso che si ponga nuovamente quale punto di riferimento sicuro in una città allo sbando; ma anche perché noi parrocchiani e devoti della Vergine ritroviamo il giusto entusiasmo di essere autenticamente cristiani, non solo fruitori passivi di sacramenti e pie devozioni.

Ritornando a quanto dicevamo all'inizio: nessuno, qui, si sarebbe mai aspettato un giorno senza frati. La loro presenza, pur breve nel quadro della storia più che millenaria di questo Santuario, è ormai come connaturata alla Marcelliana.

Chiamati qui nel 1926, i frati minori della Provincia di Sant'Antonio si sono insediati l'anno seguente nell'allora piccola canonica attigua alla chiesa e da allora sono cresciuti in simbiosi con il quartiere dei cantieri, anch'esso agli albori. Sono infatti questi gli anni in cui Panzano è nata per come la conosciamo oggi: prima dell'insediamento del cantiere navale, infatti, era solo un territorio più paludoso che campestre, andare al Santuario aveva davvero per i cittadini di Monfalcone il sapore di un pellegrinaggio. Ma i fratelli Cosulich, in linea con le tendenze industriali del tempo, vollero che attorno ai loro cantieri venissero edificate anche le abitazioni che avrebbero accolto i loro operai, ingenieri, impiegati, creando così un attrezzato quartiere che si faceva sempre più popoloso e, certo, affamato non di solo pane.

I tre frati giunti all'inizio si trovarono quindi presto con un bel po' da fare, e bisogna dire che, almeno fino agli anni Ottanta, davvero le attività non sono mai mancate. Il colpo di genio dei frati è stato di non limitarsi alla gestione pura e semplice del Santuario, amministrando sacramenti per le anime e elemosine per i corpi, bensì di accompagnarsi al vissuto della gente di Panzano da veri padri e fratelli: inserendosi nel mondo operaio come cappellani, crescendo la gioventù con attività oratoriali, favorendo uno stile di vita cristiano mediante i vari tipi di aggregazioni, dalla Gioventù Antoniana e il Terz'Ordine Francescano fino agli Scout e all'Azione Cattolica. La parrocchia è nata formalmente nel 1971, ma in realtà, con i frati, è sempre esistita e ha saputo crescere e formare uomini e donne di valore.

Poi il declino dei cantieri, il quartiere che ha iniziato a spopolarsi, e anche i religiosi stessi hanno forse perso un po' del loro smalto. Ma ormai la Marcelliana si è identificata coi frati e anche chi dalla Chiesa rifugge come la peste, in realtà riconosce nei francescani un punto di riferimento sicuro: vuoi perché da piccolo li hai avuti almeno come insegnanti di religione, vuoi perché da adulto prima o poi finisci per aver bisogno di qualcuno che ti ascolti in dolori che altrimenti non sapresti dove riversare, qualunque sia il motivo: i frati ci sono.

...cioè: c'erano...

Il punto cruciale, in realtà, è che ora tocca darsi una mossa, dobbiamo smetterla di considerare la Chiesa come un servizio scontato che ci arriva dall'alto e noi lì a fruire a bocca spalancata. Finiti i tempi della manna. Anche nel cattolicissimo nord-est della cattolicissima (???) Italia i sacerdoti si stanno estinguendo: toccherà far l'abitudine alle parrocchie aggregate, per ricevere un sacramento ci vorrà un pellegrinaggio, l'educazione religiosa ai nostri figli dovremo tornare a darla noi genitori in primis, e prepararci di conseguenza... Insomma, la Chiesa deve tornare ad essere quello che era fin dall'inizio nel mandato di Gesù agli apostoli, quella che ha conquistato l'Impero Romano a suon di martiri, non di bombe; deve essere fede convinta che si irradia, testimoniata prima ancora che predicata. Non vi saranno nuove vocazioni finché noi adulti non dimostreremo con la nostra stessa vita che essere cristiani è bello e vero ed è il più bel dono da fare agli altri, oltre che a se stessi.


ro.b


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