SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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6° Domenica T.O.

Liturgia della Domenica 2010 > Tempo Ordinario

14 FEBBRAIO 2010
VI° Domenica T.O./C
SS. CIRILLO E METODIO
Patroni d'Europa


Luca- Le Beatitudini . (6,17.20-26 )
… “In quel tempo, Gesù disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed Egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti»."…


ÿ+ÿ

Davanti al Vangelo delle beatitudini provo ogni volta la paura di rovinarlo con le mie parole: so di non averlo ancora capito, continua a stupirmi e a sfuggirmi. «Sono le parole più alte del pensiero umano» (Gandhi), parole di cui non vedi il fondo.

Ti fanno pensoso e disarmato, riaccendono la nostalgia prepotente di un mondo fatto di bontà, di sincerità, di giustizia. Le sentiamo difficili eppure amiche: perché non stabiliscono nuovi comandamenti, sono invece la bella notizia che Dio regala gioia a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

Beati: parola che mi assicura che il senso della vita è nel suo intimo, nel suo nucleo ultimo, ricerca di felicità; la felicità è nel progetto di Dio; Gesù ha moltiplicato la capacità di star bene!

Beati voi, poveri! Non beata la povertà, ma le persone: i poveri senza aggettivi, tutti quelli che l'ingiustizia del mondo condanna alla sofferenza.


La parola «povero» contiene ogni uomo. Povero sono io quando ho bisogno d'altri per vivere, non basto a me stesso, mi affido, chiedo perdono, vivo perché accolto. Ci saremmo aspettati: beati perché ci sarà un capovolgimento, perché diventerete ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo e più delicato. Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell'altro mondo! Beati, perché è con voi che Dio cambierà la storia, non con i potenti. Avete il cuore al di là delle cose: c'è più Dio in voi, siete come anfore che possono contenere pezzi di cielo e di futuro. Beati voi che piangete. Beati non perché Dio ama il dolore, ma perché è con voi contro il dolore; è più vicino a chi ha il cuore ferito. Un angelo misterioso annuncia a chi piange: il Signore è con te, è nel riflesso più profondo delle tue lacrime, per moltiplicare il coraggio, per farsi argine al pianto, forza della tua forza. Dio naviga in un fiume di lacrime (Turoldo): non ti salva dalle lacrime, ma nelle lacrime; non ti protegge dal pianto, ma dentro il pianto. Per farti navigare avanti. Guai a voi ricchi: state sbagliando strada. Il mondo non sarà reso migliore da chi accumula denaro; le cose sono tiranne, imprigionano il pensiero e gli affetti (ho visto gente con case bellissime vivere solo per la casa) Diceva Madre Teresa: ciò che non serve, pesa! E la felicità non viene dal possesso, ma dai volti. Se accogli le Beatitudini la loro logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio. E possono cambiare il mondo.
da un articolo di P. Ermes Ronchi

SENSO DELLA QUARESIMA


In preparazione alla Pasqua ci viene offerta una particolare preparazione di quaranta giorni, caratterizzati dalla penitenza, cioè da un impegno intenso di conversione, con momenti anche di mortificazione corporale per esprimere sulle nostre esigenze corporali un efficace governo, senza del quale non è possibile una vera conversione del cuore e della mente. Lo stesso Cristo, prima di cominciare la sua missione pubblica, ha pregato e digiunato per quaranta giorni.
Lui, naturalmente non aveva bisogno di conversione, ma di affinare la sintonia della sua volontà con quella del Padre, sì, e questa pratica del digiuno e della preghiera l’ha più volte ripetuta durante la sua predicazione per lo stesso motivo.
Senza preghiera e mortificazione corporale –che può essere digiuno o altro– non siamo sufficientemente liberi da noi stessi e disponibili alla volontà del Signore.

La Pasqua di risurrezione è la meta principale del nostro itinerario di fede sia in senso strettamente spirituale che in senso globale, perché anche noi siamo destinati, come Cristo, alla risurrezione corporea perciò dobbiamo andare incontro a questo evento fondamentale particolarmente convertiti e purificati dal nostro io.

Secondo l’ordinamento del calendario liturgico latino-romano la domenica –memoriale della risurrezione del Signore– non si fa digiuno, perciò per raggiungere i quaranta giorni si comincia con il mercoledì precedente la prima domenica di quaresima. Il calendario romano-ambrosiano (diocesi lombarde) prevede il digiuno anche di domenica perciò non vi è nessun anticipo.

Le opere con le quali la tradizione cristiana accompagna il digiuno quaresimale sono tre: preghiera, ascolto della Parola di Dio, carità verso il prossimo.

PREGHIERA. La preghiera ci mette in condizione di: adorare il Signore (adorazione significa riconoscimento della sovranità di Dio sulla nostra vita, su tutte le nostre azioni, su tutti i nostri pensieri, aspirazioni, sentimenti, intenzioni).

All’adorazione poi si associano, per un naturale completamento,
la supplica di misericordia (se non siamo sinceramente pentiti dei nostri peccati si frappone un impedimento insormontabile al rapporto con Dio).

La lode
(l'esplosione della gioia per la bellezza dell'azione di Dio sulla nostra vita), il rendimento di grazie (come non essere riconoscenti al Signore che si da tutto a noi?).

L’intercessione
(nel riconoscere Dio come il Signore della nostra vita, non possiamo dimenticare di chiedergli "che sia fatta la Sua volontà e venga il suo regno").

ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO. Dio ci ha parlato e l’ha fatto per amore e con amore della nostra vita. Senza la sua Parola la nostra esistenza vagherebbe nel nulla e si svuoterebbe di significato. È nel nostro interesse porci continuamente in ascolto di essa per assimilarla ed attuarla fedelmente. Potremmo anche pregare con la Parola di Dio invece che con le nostre, almeno di tanto in tanto. I Salmi sarebbero una preghiera ideale per sostituire le nostre formule. Cristo stesso li ha usati continuamente.


CARITÀ. L’adorazione e l’ascolto della Parola esprimono la risposta al comandamento dell’amore a Dio, ma anche al comandamento dell’amore al prossimo. In questi due comandamenti -tanto inscindibili da costiuire una cosa sola- sta la pienezza della vita cristiana e il suo fine più alto. La vita ci è donata per questo ed in questo sta la realizzazione della nostra persona e la sorgente più pura ed abbondante della nostra vita. Se non lo percepiamo non è per difetto del comandamento, ma per la nostra immaturità.


Fin dall’inizio la Chiesa ha consigliato di finalizzare il digiuno alla carità verso i bisognosi. Non dimentichiamo che non siamo proprietari dei beni di questa terra, ma solo amministratori, per gestirli per tutti. La semplice elemosina ci potrà dare la sensazione di scaricare efficacemente la coscienza, ma ci inganniamo: siamo tutti figli di Dio e fratelli di Cristo senza né privilegi né meriti, perciò chiamati al bene comune di tutti. Questa sarebbe la quaresima ideale per una Pasqua di felicità piena, superiore a qualsiasi altra felicità proveniente da altra fonte. P. Luigi Moro






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