SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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6° Domenica T.O.

Liturgia della Domenica 2012 > Tempo Ordinario

12 Febbraio 2012
6a Domenica T.O.

"Se vuoi, puoi purificarmi!"


Il Vangelo di questa domenica presenta una guarigione operata da Gesù, medico delle anime e dei corpi. Sulle orme dei Santi -come San Francesco e, fra i più recenti, San Damiano di Molokai- abbiamo a cuore i lebbrosi, prestando una giusta attenzione a questi fratelli emarginati.

Prima Lettura (dal libro del Levitico 13, 1-2.45-46).

Il lebbroso, considerato impuro, la cui diagnosi era affidata al sacerdote, veniva del tutto segregato dalla società.


Salmo responsoriale (Sal 31/32, 1-2.5.11).

Dopo la confessione del nostro peccato, Dio interviene e perdona. Per questo cantiamo con gioia:


Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia!

Seconda Lettura (dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi 10,31 - 11,1).

«Fate tutto per la gloria di Dio». La vita quotidiana sia vissuta in una prospettiva di fede e di carità.


Dal Vangelo secondo Marco Gesù guarisce e predica. (1,40-45)
Cristo guarisce un lebbroso emarginato dalla società. Gli ridona la sua dignità e lo manda dal sacerdote. Una nuova era è sorta: la guarigione della lebbra è uno dei segni della Sua venuta, come Salvatore.

…“In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.”...


ÿ+ÿ


Un lebbroso. Il più malato dei malati. La sua malattia non è solo fisica. È uno che c'è ma non esiste. La legge ordina «Starà solo, lontano, fuori dell'accampamento» (Lv 13,46).
E Gesù, invece di lasciarlo solo e lontano, supera le regole, abbatte le barriere, lo accoglie e lo tocca. Tocca l'intoccabile. Ama l'inamabile.
Nessun sacerdote l'avrebbe fatto, non solo per paura, ma perché lo vietava la Legge: quell'uomo era un castigato da Dio, un reietto, un rifiuto del cielo.
Il lebbroso non ha nome né volto, perché è ogni uomo. A nome di ogni creatura dice una frase bellissima:
«Se vuoi, puoi guarirmi». Con tutta la discrezione di cui è capace: «Se vuoi». Il suo futuro è appeso a un «se». E intuisco Gesù felice di questa domanda grande e sommessa, che lo obbliga a rivelarsi: «Se vuoi».
A nome nostro il lebbroso chiede: che cosa vuole veramente Dio da questa carne piagata, da queste lacrime? Cos'è la volontà di Dio? Sacrifici, sofferenze e pazienza, come dicono i sacerdoti? O un figlio guarito?

E Gesù è costretto a rivelare Dio. È costretto a dire una parola ultima e immensa sul cuore di Dio: «Lo voglio: guarisci!». Ripetiamocelo, con emozione, con pace, con forza. Lo voglio.
Eternamente Dio vuole figli guariti. A me dice: «Lo voglio: guarisci!». A Lazzaro grida: «Lo voglio: vieni fuori!». Alla figlia di Giairo sussurra: «Talità kum. Lo voglio: alzati!». È la buona novella: invece di un Dio che condanna, il Dio che fa grazia, che guarisce la vita. Io sono certo della volontà di Dio. Lo mostra Gesù, a ogni pagina. Dio è guarigione! Non conosco i modi. So che non sarà moltiplicando i miracoli. Non conosco i tempi, ma so che lotta con me contro ogni mio male, rinnovando goccia a goccia la vita, stella a stella la notte.
Il lebbroso guarito disobbedendo a Gesù si mise a proclamare e a divulgare il fatto. Ha ricevuto e ora diventa donatore: dona attraverso gesti e parole la sua l'esperienza felice di Dio. L'immondo, il castigato, diviene fonte di stupore e di Vangelo. Ciò che è scritto qui non è una fiaba, funziona davvero, funziona così. Persone piene di Gesù oggi riescono a fare le stesse cose di Gesù.

Pieni di Gesù fanno miracoli. Sono andati dai lebbrosi del nostro tempo: barboni, tossici, prostitute, li hanno toccati, un gesto di affetto, un sorriso, e molti di questi, e sono migliaia e migliaia, sono letteralmente guariti dal loro male, e sono diventati a loro volta guaritori.
Prendere il Vangelo sul serio ha dentro una potenza che cambia il mondo. E tutti quelli che l'hanno preso sul serio, e hanno toccato i lebbrosi del loro tempo, tutti testimoniano, da san Francesco in avanti, che fare questo dona una grande felicità.

da un articolo di P. Ermes Ronchi


Benedetto sei Tu, o Padre, che in Cristo ci hai riconciliati e hai liberato le nostre spalle dal fardello del male che ci opprimeva. La tua misericordia ha guarito le nostre ferite, il tuo perdono ci ha spalancato la possibilità di una vita nuova sul sentiero della fraternità, nella fiducia e nella speranza!



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