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Liturgia della Domenica 2012 > Tempo Ordinario
5 Febbraio 2012
5a Domenica T.O.
"Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni"
Gesù è venuto a guarire i corpi e le anime. La Sua missione è quella di suscitare come risposta l’impegno totale di fede in Lui. Non manca il tempo per la comunione diretta con il Padre nella preghiera, per rispondere pienamente alla Sua missione.
OGGI SI CELEBRA LA GIORNATA PER LA VITA
Prima Lettura (dal libro di Giobbe 7, 1-4.6-7).
Nelle parole di Giobbe scorgiamo anche la nostra reazione di fronte alla fragilità della vita. Ma in tutto questo Giobbe insegna a non perdere la fiducia in Dio.
Salmo responsoriale (Sal 146/147, 1-6).
Il Signore Dio è sapiente e onnipotente, e non manca di chinarsi sulle ferite dell’uomo. Per questo cantiamo:
Risànaci, Signore, Dio della vita!
Seconda Lettura (dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi 9, 16-19.22-23).
San Paolo stima come suo dovere la predicazione del Vangelo. Desidera perciò farsi tutto a tutti, per guadagnare a Cristo il maggior numero di fedeli.
Dal Vangelo secondo Marco - Una giornata di Gesù. (1,29-39)
Gesù guarisce la suocera di Pietro dalla febbre e molti altri malati e indemoniati. Trova spazio per la preghiera e poi riprende la predicazione, scopo della Sua venuta.
…“In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.”...
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Marco ci presenta il resoconto della giornata-tipo di Gesù, ritmata sulle tre occupazioni preferite di Gesù: immergersi nella folla e guarire, far stare bene le persone; immergersi nella sorgente segreta della forza, la preghiera; da lì risalire intriso di Dio e annunciarLo.
Tutto parte dal dolore del mondo. E Gesù tocca, parla, prende le mani. Il miracolo è, nella sua bellezza giovane, l'inizio della buona notizia, l'annuncio che è possibile vivere meglio, trovare vita in pienezza, vivere una vita bella, buona, gioiosa.
La suocera di Simone era a letto con la febbre, e subito gli parlarono di lei. Miracolo così povero di contorno e di pretese, così poco vistoso, dove Gesù neppure parla. Contano i gesti. Non cerchiamo di fronte al dolore innocente risposte che non ci sono, ma cerchiamo i gesti di Gesù. Lui ascolta, si avvicina, si accosta, e prende per mano. Mano nella mano, come forza trasmessa a chi è stanco, come padre o madre a dare fiducia al figlio bambino, come un desiderio di affetto. E la rialza. È il verbo della risurrezione. Gesù alza, eleva, fa sorgere la donna, la riconsegna alla sua andatura eretta, alla fierezza del fare, del prendersi cura. «La donna si alzò e si mise a servire». Il Signore ti ha preso per mano, anche tu fa lo stesso, prendi per mano qualcuno. Quante cose contiene una mano. Un gesto così può sollevare una vita!
«Quando era ancora buio, uscì in un luogo segreto e là pregava». Un giorno e una sera per pensare all'uomo, una notte e un'alba per pensare a Dio. Ci sono nella vita sorgenti segrete, da frequentare, perché io vivo delle mie sorgenti. E la prima di esse è Dio. Gesù assediato dal dolore, in un crescendo turbinoso (la sera la porta di Cafarnao scoppia di folla e di dolore e poi di vita ritrovata) sa inventare spazi. Ci insegna a inventare quegli spazi segreti che danno salute all'anima, spazi di preghiera, dove niente sia più importante di Dio, dove dirgli: Sto davanti a Te; per un tempo che so breve non voglio mettere niente prima di Te; niente per questi pochi minuti viene prima di Te. Ed è la nostra dichiarazione d'amore. Infine il terzo momento: «Maestro, che fai qui? Tutti ti cercano!» E Lui: «Andiamocene altrove». Si sottrae, non cerca il bagno di folla. Cerca altri villaggi dove essere datore di vita, cerca le frontiere del male per farle arretrare, cerca altri uomini per farli star bene. Andiamo altrove a sollevare altre vite, a stringere altre mani. Perché di questo Lui ha bisogno, di stringere forte la mia mano, non di ricevere onori. Uomo e Dio, l'Infinito e il mio nulla così: mano nella mano. E aggrapparmi forte: è questa l'icona mite e possente della buona novella.
da un articolo di P. Ermes Ronchi
PREGA CON IL VANGELO
Signore, donaci sensibilità spirituale e premurosa attenzione verso chi ci vive accanto, per invocare nelle necessità e con carità fraterna il Tuo sostegno ed aiuto. Se fragili e deboli non riusciamo a camminare verso Te, prendici per mano Gesù e rialzaci da tutto ciò che ci rende immobili. Nella Chiesa, attraverso i sacramenti in comunione di fede e di vita tra di noi, preghiamo per l’umanità che soffre affinché scorga anche nel nostro servizio, il volto della misericordia di Dio.
Lucia Giallorenzo
GIOVANI APERTI ALLA VITA
“La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono –a volte misterioso e delicato– e da chi si dispone ad esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri”.
Si apre con queste parole il messaggio del Consiglio Episcopale permanente per la 34 Giornata nazionale della vita. E proprio sui giovani si sviluppa, laddove afferma: “Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica”.
In conclusione il messaggio ricorda che “chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano. La vera giovinezza si misura nell’accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio.”