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Liturgia della Domenica 2011 > Pasqua
Grado della Celebrazione: DOMENICA - Anno A
Giorno: 15 maggio 2011
Colore liturgico: Bianco
Gesù è il buon pastore, è la porta del recinto delle pecore. Tutti i credenti devono passare attraverso la porta che è il Cristo per essere salvi.
Oggi si celebra la 48a Giornata di preghiera per le Vocazioni.
Prima Lettura (dagli Atti degli Apostoli 2, 14a. 36-41 ).
Dopo il discorso di Pietro che sottolinea la missione di Cristo Salvatore, gli ascoltatori riconoscono i loro peccati, vengono battezzati e così appartengono al nuovo popolo di Dio, la Chiesa .
Salmo responsoriale (Sal 22, 2-6).
Se davvero Dio è diventato Pastore e Ospite cantiamo con gioia questo salmo:
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Seconda Lettura (dalla 1^ Lettera di San Pietro apostolo 2, 20b-25).
La contemplazione di Cristo pastore glorioso genera nel credente un rinnovato impegno di vita .
ÿ+ÿ
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gesù Buon Pastore (10, 1-10)
Gesù si propone come "la porta delle pecore", il Messia annunciato, il nuovo tempio in cui si entra con pienezza in comunione con Dio.
…“In quel tempo, Gesù disse:
1«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.
2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.
8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
9lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».” ...
Il buon pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome. Non l'anonimato del gregge, ma nella sua bocca il mio nome proprio, il nome dell'affetto, dell'unicità, dell'intimità, pronunciato come nessun altro sa fare. Sa che il mio nome è «creatura che ha bisogno». Ad esso lui sa e vuole rispondere. E le conduce fuori. Il nostro non è un Dio dei recinti chiusi ma degli spazi aperti, pastore di libertà e di fiducia. E cammina davanti ad esse. Non un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade, è davanti e non alle spalle. Non un pastore che pungola, incalza, rimprovera per farsi seguire ma uno che precede, e seduce con il suo andare, affascina con il suo esempio: pastore di futuro. «Io sono la porta», Cristo è passaggio, apertura, porta spalancata che si apre sulla terra dell'amore leale, più forte della morte (chi entra attraverso di me si troverà in salvo); più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire), dove si placa tutta la fame e la sete della storia (troverà pascolo).
E poi la conclusione: «Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Non solo la vita necessaria, non solo la vita indispensabile, non solo quel respiro, quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva, vita che dirompe gli argini e sconfina, uno scialo di vita.
Così è nella Bibbia: «manna non per un giorno ma per quarant'anni nel deserto, … pane per cinquemila persone, … carezza per i bambini, … pelle di primavera per dieci lebbrosi, … pietra rotolata via per Lazzaro, … cento fratelli per chi ha lasciato la casa, … perdono per settanta volte sette, … vaso di nardo per 300 denari sui piedi di Gesù».
In una piccola parola è sintetizzato ciò che oppone Gesù, il pastore vero, a tutti gli altri, ciò che rende incompatibili il pastore e il ladro. La parola immensa e breve è «vita». Cuore del Vangelo. Parola indimenticabile. Vocazione di Dio e vocazione dell'uomo. «Non ci interessa un divino che non faccia anche fiorire l'umano. Un Dio cui non corrisponda il rigoglio dell'umano non merita che ad esso ci dedichiamo» (Bonhoeffer).
Pienezza dell'umano è il divino in noi, diventare figli di Dio: i quali non da sangue, non da carne, ma da Dio sono nati (cfr. Gv 1, 13). Diventare consapevoli di ciò che già siamo, figli, e non c'è parola che abbia più vita dentro; realizzarlo in pienezza. E questo significa diventare anch'io pastore di vita per il piccolo, per il pur minimo gregge (la mia famiglia, la mia comunità, gli amici, cento persone con nome e volto) che Lui ha affidato alle mie cure.
Vocazione di Cristo e dell'uomo è di essere nella vita datori di vita.
da un articolo di P. Ermes Ronchi
“UN PANE PER AMOR DI DIO”
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Preghiera
di ROBERTO LAURITA
Signore, Gesù, Tu instauri
con ogni discepolo un rapporto personale, unico.
Ai tuoi occhi nessuno di noi diventa solo un numero.
Anzi, ciascuno sperimenta cosa significhi
essere conosciuti e conoscere nel profondo.
Come le pecore riconoscono la voce del loro pastore,
così anche noi distinguiamo il timbro, il colore, il suono della tua voce.
Ecco perché quando ci parli
ci sentiamo raggiungi
non da un messaggio generico,
destinato a tutti, ma da un annuncio che risponde alle nostre attese,
ai nostri interrogativi e traccia dentro la nostra storia
un percorso di luce, un sentiero di grazia.
Signore Gesù, è attraverso di Te
che noi possiamo entrare nel mistero di amore
che trasfigura la nostra esistenza:
Tu sei la porta, il passaggio che conduce al volto di Dio
e ne rivela la misericordia senza limiti;
Tu sei la porta che apre su una pienezza sconosciuta,
l'approdo di gioia e di pace del nostro pellegrinaggio.
O SIGNORE,
Fa' che non perdiamo mai la fiducia in Te nel momento della
prova, ma donaci un cuore che, fortificato dalla speranza,
sia docile nel credere alla Tua Parola che ci illumina,
ardente d'amore per Te, che ci hai amati sino alla fine,
e generoso nell'annunciare che Tu hai vinto il mondo,
hai annientato il Nemico e hai trionfato sulla morte,
con la Tua Gloriosa Risurrezione.
d. Mariano Grosso, osb