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Liturgia della Domenica 2012 > Tempo Ordinario
22 Gennaio 2012
3a Domenica T.O.
"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino"
A tutti è data la buona notizia: Cristo è venuto in mezzo a noi. Occorre accoglierla con la fede e la conversione. Oggi celebriamo la Giornata di preghiera per l'unità dei cristiani. Il tema: "Tutti siamo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore".
Prima Lettura (dal libro del profeta Giona 3, 1-5.10).
Giona, il profeta, su comando di Dio va a Ninive a predicare. Le sue parole provocano il cambiamento dei cuori, così da evitare la punizione divina.
Salmo responsoriale (Sal 24/25, 4-9).
Dio è creatore e Padre, conosce con quale argilla siamo plasmati e ci corregge. Per questo cantiamo:
Fammi conoscere, Signore, le Tue vie.
Seconda Lettura (dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi 7, 29-31).
San Paolo sottolinea la provvisorietà della vita terrena. Ci ricorda che la vita presente, con gioie e dolori, preoccupazioni e attese, non è ancora la vera vita.
Dal Vangelo secondo Marco: Credete nel Vangelo! (1,14-20)
Non si tratta solo di ascoltare una dottrina, ma di convertirsi e aderire alla persona di Cristo. Ci vengono presentati come modelli i primi chiamati: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni suo fratello.
…“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.”...
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Quando usiamo il termine ‘conversione’ normalmente lo carichiamo di una valenza etica, moraleggiante. Le Scritture di oggi non ci richiamano però tanto a far nostro qualche comportamento esteriore, quanto piuttosto al radicale cambiamento di prospettiva interiore. In altre parole, prima di cambiare l’uomo esteriore occorre cambiare l’uomo che vi è in noi, per come si pone nei confronti di Dio.
La maggior parte delle persone afferma di credere in ‘qualcosa’, anziché in ‘Qualcuno’. Se poi andassimo ad approfondire, scopriremmo con rammarico che le nostre immagini di Dio, oltre che disparate, sono anche strampalate o persino distorte, fondate su un vago sentire religioso, tendenzialmente superstizioso o devozionale. Come testimonia la vicenda del profeta Giona, il Dio rivelato nella Scrittura spesso non corrisponde affatto ai nostri gusti, ai nostri desideri, alla nostra mentalità. Non è gretto, meschino: non vola basso come noi. Dio è altro. Dio è oltre – anche se questo ci può scandalizzare, inquietare, infastidire.
Si fa presto a dirlo, ma «Dio è amore». E ‘amore’ significa misericordia, compassione, accoglienza, promozione, riscatto, dedizione sino alla consumazione, morte di sé e risurrezione dell’uomo nuovo. È precisamente questo Dio che ci chiede: di convertirci a Lui, e per farlo occorre che abbandoniamo la presunzione che Lui debba convertirsi a noi e alla nostra mentalità.
Nei quattro verbi che brillano nel vangelo di oggi, due all’indicativo per dichiarare un ‘già’ di Dio, e due imperativi per indicare un ‘non ancora’ dell’uomo, il Signore condensa e riassume tutto il suo messaggio salvifico, narrando ciò che Dio sta facendo e ciò che l’uomo è chiamato a fare. Il ‘vicino’ o il ‘lontano’, l’‘adesso’ o il ‘mai più’ sono posti davanti all’uomo e alla sua libertà perché possa riconoscere e abbracciare la Verità, possa decidere per la vita e per la salvezza, ripudiando la morte e la schiavitù. Il Regno di Dio è così la persona di Gesù che, entrando nella vita del credente, ne cambia il presente e il futuro, i bisogni e i desideri, i valori e i princìpi, gli orizzonti e le prospettive, la visione del mondo e le opzioni di vita.
La prima missione dei discepoli di Cristo sta quindi in un deciso cambio di mentalità. Effettuare questa inversione a U nella propria vita, come singoli e come comunità, è necessario e urgente. Come proporre al mondo di «vivere come se non…», se a tale possibilità noi per primi non crediamo e non aspiriamo? Non serve dichiararsi cristiani, se non siamo convertìti, se siamo lontani dal credere al vangelo, se nei nostri comportamenti pratici non professiamo di trovare il senso del nostro essere nel Dio di Gesù Cristo.
Guai a noi se lasciassimo la conversione a pochi eletti, se la ritenessimo il privilegio di una élite spirituale! La conversione è ancora annunziabile al mondo, se prima è stata esperienza nostra: di noi singoli, di noi popolo che ha dato corpo a una Ecclesia semper reformanda.
liberamente tratto da un articolo di Samuele Riva
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI.
5° Giorno: Trasformàti dalla pace del Cristo Risorto. - “Gesù […] si fermò in mezzo a loro e li salutò dicendo: «La pace sia con voi»” (Gv 20,19)
6° Giorno: Trasformàti dall’amore misericordioso di Dio. - “È la nostra fede che ci dà la vittoria” (1 Gv 5,4)
7° Giorno: Trasformàti dal Buon Pastore. - “Abbi cura dei miei agnelli” (Gv 21,17)
8° Giorno: Uniti nel Regno di Cristo. - “I vincitori li farò sedere insieme a me, sul mio trono” (Ap 3,21)
LA PREGHIERA
«Signore, che io viva solo per amarti.
Si sciolga il mio cuore al ricordo del tuo amore,
al solo sentire nominare presepe, croce,
santissimo Sacramento,
arda tutto dal desiderio di fare grandi cose per te, o Gesù,
che tanto hai fatto e sofferto per me»
sant'Alfonso Maria de' Liguori