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Liturgia della Domenica 2011 > Pasqua
DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA
Questa Domenica è denominata anche "della Divina Misericordia". Eppure Pietro non esita a ricordarci che per ora siamo afflitti da varie prove. Allora come mai un titolo così denso di speranza? La risposta la troviamo nella Seconda Lettura, che in apertura benedice Dio perché nella Sua grande misericordia ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo. Nella Colletta si prega "Dio di eterna misericordia", che nella ricorrenza pasquale ci ha purificati, rigenerati e redenti. Nel Vangelo il Signore, pur proclamando beati quelli che credono senza aver visto, accetta di dare un'ulteriore prova all'apostolo Tommaso, esitante sulla sua risurrezione.
E noi che cosa possiamo fare per superare i nostri ricorrenti dubbi e gustare la misericordia divina?
La Prima Lettura suggerisce quattro impegni:
1) l'ascolto docile della Parola che dà la vita;
2) la partecipazione alla "Frazione del pane di vita", cioè l'Eucarestia, che nutre la nostra fame di Dio e ci fa crescere come figli;
3) la Preghiera personale e comunitaria;
4) l'Amore fraterno che si manifesta nella condivisione dei beni.
Sergio Gaspari, smm
Dopo la morte di Cristo, gli apostoli rimasero soli. Ebbero paura al punto di rinchiudersi per il timore delle persone malevoli. Avevano vissuto tre lunghi anni con il Maestro, ma non l'avevano capito, al punto che Cristo dovette rimproverarli seriamente (Lc 24,25). Non l'avevano capito perché il loro modo di pensare restava troppo terra terra. Vedendo Cristo impotente e senza coscienza sulla sua croce, essi avevano gettato tutt'intorno sguardi impauriti, dimenticando ciò che era stato detto loro: "Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,22). Ed ancora: "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).
I discepoli si rallegrarono al vedere Cristo, furono rassicurati dalle sue parole: "Pace a voi! Ricevete lo Spirito Santo!". Ma essi dovettero attendere la Pentecoste perché lo Spirito Santo venisse a purificare i loro spiriti e i loro cuori, a dare loro il coraggio di proclamare la gloria di Dio, di portare la buona novella agli stranieri e di infondere coraggio ai loro seguaci. Dio si è riavvicinato agli uomini ed essi si sono rimessi nelle sue mani, per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo.
Concedendo agli apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo ha detto loro: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi" (Gv 20,22-23). Come Cristo ha fatto con gli apostoli, così il vescovo, imponendo le mani ai sacerdoti che vengono ordinati, trasmette oggi il potere dello Spirito Santo, che permette loro di dispensare i sacramenti e, attraverso di essi, di assolvere i peccati. Ogni sacramento, non solo evoca il ricordo di Cristo, ma è Cristo in persona, che agisce immediatamente per salvare l'uomo. Nel dispensare i sacramenti, la Chiesa si mette in un certo senso ai piedi della croce per portare la salvezza ai credenti. Come potrebbe quindi dimenticare la fonte dalla quale scaturiscono le grazie di salvezza che sgorgano dalle sue mani?
Dio realizzerà il suo più grande desiderio, renderà l'uomo felice se egli lo vorrà, se risponderà "sì" al Padre che gli offre la gioia, a Cristo che gli porta la salvezza, allo Spirito Santo che gli serve da guida.
Dio non impone il suo amore agli uomini. Egli attende che l'uomo stesso faccia un passo in avanti. Dio salva chi si apre a lui per mezzo della fede, della speranza e dell'amore. Dio si avvicina, e anche l'uomo deve avvicinarsi a lui. Allora Dio e l'uomo si incontrano sullo stesso cammino, in Cristo, nella sua Chiesa.
Cristo non è solo uomo, né solo Dio. È Dio e uomo allo stesso tempo; grazie a questa duplice natura, egli è come un ponte teso tra l'umanità e Dio. Questo ponte sarebbe rimasto deserto - né gli uomini né Dio vi avrebbero messo piede - se la causa della discordia e della separazione - il peccato - non fosse stata soppressa. Il sacrificio offerto a Dio da Cristo ha cancellato le colpe passate, presenti e future. "Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso" (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono "per mezzo di lui accostarsi a Dio" fiduciosi del fatto che "egli resta sempre" (Eb 7,25).
Così, per la sua natura prodigiosa e il suo sacrificio completo, Cristo è il solo Intercessore e Sacerdote Supremo. In Cristo, gli uomini ritornano al Padre. In Cristo il Padre rivela agli uomini l'amore che egli porta loro.
È sempre più facile avvicinarsi a Dio prendendo la mano caritatevole che il Padre tende all'uomo per aiutarlo a seguire Cristo, nostro Redentore. Tale è il senso del salmo che evoca l'uomo miserabile il cui grido giunse fino agli orecchi del Signore, e che fu liberato dai suoi mali.
Gesù in persona si presenta ai discepoli, radunati nel cenacolo per timore dei Giudei, con i segni gloriosi della sua passione e trasmette loro lo Spirito e la pace, doni della Pasqua.
Prima Lettura (dagli Atti degli Apostoli 2, 42-47 ).
Le note che qualificano la comunità cristiana sono: l’insegnamento degli apostoli e l’unione fraterna nella condivisione dei beni, la frazione del pane (Eucarestia) e la preghiera.
Salmoresponsoriale (Sal 117, 2-4.13-15. 22-24).
In questo giorno santo cantiamo le meraviglie di Dio e della sua misericordia:
Rendete grazie al Signore perché è buono: il Suo Amore è per sempre.
Seconda Lettura (dalla 1^ Lettera di San Pietro apostolo 1, 3-9).
Benediciamo Dio per l’opera della salvezza compiuta da Cristo che si realizza nel credente grazie al Battesimo.
ÿ+ÿ
Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 19-31) - Gesù appare ai discepoli
Tra le apparizioni del Risorto viene ricordato l’incontro con Tommaso, l’incredulo. «Beati coloro che credono pur non avendo visto».
… “19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” ...
«Se non vedo, se non tocco, se non metto la mano non credo!» Tommaso vuole delle garanzie, ed ha ragione, perché se Gesù è vivo, cambia tutto. Tommaso sperimenta la fatica di credere, come noi. Eppure in nessuna parte del Vangelo è detto che la fede senza dubbi, granitica, sia più sicura e affidabile della fede intrecciata alle domande (anzi la prima parola di Maria non è un «sì», è invece una domanda... come è possibile che io diventi madre? Non esiste fede esente da domande e da dubbi. Tommaso però, pur dissentendo dagli altri apostoli, non abbandona il gruppo, rimane e il gruppo, a sua volta, non lo esclude. Modello per le nostre assemblee: quando i dubbi sorgono, quando situazioni difficili o errori della comunità ti scoraggiano, non andartene, non isolarti, non sentirti escluso, resta all'interno della comunità. Non stancarti di porre le tue domande: qualcuno, custode della luce, ti porterà la risposta.
Otto giorni dopo venne Gesù... Mi conforta pensare che se trova chiuso, Gesù non se ne va; se tardo ad aprire, otto giorni dopo è ancora lì. Venne Gesù... e disse a Tommaso. Gesù viene, non per essere acclamato dai dieci che credono, ma per andare in cerca proprio dell'agnello smarrito, lascia i dieci al sicuro e si dirige verso colui che dubita: «Metti qua il tuo dito, stendi la tua mano, tocca!»
A Tommaso basta quel gesto. Colui che tende le mani verso di te, voce che non ti giudica ma ti incoraggia e ti chiama, corpo offerto ai dubbi dei suoi amici, è Gesù. Non ti puoi sbagliare! C'è un foro nelle sue mani, c'è un colpo di lancia nel suo fianco, sono i segni dell'amore, che Gesù non nasconde, anzi, quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo; lo squarcio nel costato, puoi entrarci con una mano; piaghe che non ci saremmo aspettati, pensavamo che la Risurrezione avrebbe rimarginato per sempre le ferite del venerdì santo. E invece no. L'amore ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Indelebili ormai, proprio come l'amore. Ma dalle piaghe aperte non sgorga più sangue, bensì luce e misericordia. E nella mano di Tommaso, che trema, ci sono tutte le nostre mani. Tommaso passa dall'incredulità all'estasi: «Mio Signore, mio Dio». Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. La vitalità di Dio mi è compagna, l'avverto, energia che sale, si dilata dentro, dà appuntamenti, mette gemme di luce, mi offre due mani piagate perché ci riposi e riprenda fiato e coraggio. E dico a me stesso: Io appartengo a un Dio vivo, non a un Dio compianto. E questa parola mi è di dolce, fortissima compagnia.
Io appartengo a un Dio vivo!
da un articolo di P. Ermes Ronchi
“UN PANE PER AMOR DI DIO”
IN FONDO ALLA CHIESA È SEMPRE PRESENTE UN CESTO PER LA RACCOLTA DI ALIMENTI PER I POVERI; PRIMA DI RECARTI ALL’ALTARE DEPONI ANCHE TU L’OFFERTA!
Preghiera
di ROBERTO LAURITA
Non è facile venire alla fede, Gesù:
ognuno ha un suo percorso particolare che deve compiere,
portando alla luce gli interrogativi e le domande che si porta dentro
e cercando, senza stancarsi, una risposta.
La gioia degli altri Apostoli che ti incontrano vivo, risorto dalla morte,
contrasta in modo evidente con le richieste di Tommaso.
Tommaso non può accontentarsi di quello che gli riferiscono gli altri:
è stato troppo grande il dolore per quello che ti è accaduto
e ora non vuole affrontare una cocente delusione.
Tommaso ha bisogno di Gesù,
di vedere e di toccare,di mettere il suo dito nel segno dei chiodi,
di mettere la sua mano nel tuo fianco squarciato dalla lancia.
Tommaso, l'incredulo, è tuttavia lo stesso che dà voce
alla prima professione di fede, colui che ti accoglie
e ti dichiara come suo Signore e suo Dio.
Gesù accompagna tutti noi che, senza aver visto,
siamo approdati alla fede in Te, risorto da morte.
Donaci di affidarTi la nostra esistenza
per avere la vita nel Tuo Nome!
O GESÙ
nostro unico Redentore,
donaci ancora il Tuo Santo Spirito,
affinchè con la Sua luce e la Sua forza,
possiamo accrescere la nostra fede
nel Tuo Amore misericordioso,
ricevere il dono della Tua pace
ed essere coraggiosi annunciatori
del Tuo messaggio di salvezza,
in un mondo dove tanti fratelli
sono ancora increduli e insensibili ai tuoi segni,
che ancora oggi risplendono nella Tua Chiesa.
d. Mariano Grosso, osb