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Liturgia della Domenica 2010 > Avvento
6 dicembre 2009
DOMENICA 2ª di AVVENTO/C
Luca - La comparsa del Battista (3, 1-6)
...“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».”
Il Vangelo chiama a confronto storia e profezia. La grande storia è riassuntada Luca nell’elenco iniziale di sette nomi propri che tracciano la mappa del potere politico e religioso.
Sono sette a simboleggiare la pienezza e a convocare tutto il potere di ogni tempo e luogo.
Alla geografia dei potenti sfuggono però un deserto un uomo e una parola. Il quasi nulla, quanto basta tuttavia a mutare la direzione della storia: mentre i potenti si spartivano il potere su quella terra assolata e passionale, su questo meccanismo perfettamente oliato, cade un granello di sabbia nel deserto, un granello di profezia: La Parola discese a volo d’aquila, sopra la sua preda, Giovanni, figlio di Zaccaria e figlio del miracolo, nel deserto. La nuova capitale del mondo diventa il deserto di Giuda, lontano dalle capitali, dai templi dai palazzi.
Nel deserto dove un uomo vale quanto vale il suo cuore, dove è senza maschere e senza paure, solo nel deserto la goccia di fuoco della profezia può dare il suo frutto. “La parola fu su Giovanni”. In cinque termini semplicissimi è racchiusa la mia e la tua vocazione. Chiamati ad essere profeti: metto il mio nome al posto di quello del profeta: so che la Parola è venuta sopra di me e non mi ha trovato, ma so che deve venire, e verrà perché di me non è stanca.
Ha bisogno non di grandi ma di piccoli e quotidiani profeti, che -là dove vivono– incarnino un progetto senza inganno o violenza , facciano risuonare parole più profonde, orizzonti chiari, lealtà, coerenza,giustizia. Fare storia con chi non ha storia. Ciascuno di noi può diventare voce di una Parola, di una sillaba di Dio. Per questo «Preparate le vie del Signore».
Tratto da un articolo di Ermes RonchiTratto da un articolo di Ermes Ronchi
Per celebrare meglio …. Tratto da un articolo di Silvano Sirboni
.. 5. Incontrarsi e riconoscersi peccatori
(prosegue il cammino di riflessione per una nostra partecipazione più attiva)
Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote, stando in piedi alla sede, con tutta l’assemblea si segna col segno di croce. Poi il sacerdote con il saluto annunzia alla comunità radunata la presenza del Signore. Il saluto sacerdotale e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata» (OGMR 50). Il segno di croce e il saluto rituale del presidente evidenziano la specificità dell’assemblea liturgica che non solo si riunisce nel nome del Signore, ma realizza una vera presenza del Risorto (cfr. SC 7).
Una consapevolezza che ha spinto alcuni sacerdoti a modificare leggermente il saluto augurale trasformandolo in un’affermazione: «Il Signore è con voi». Questa formulazione assertiva dice senza dubbio una verità teologica, ma sembra esulare dall’originario uso biblico ed anche liturgico, sebbene in latino come in greco sia assente il verbo.
È pure vero che le stesse premesse del Messale recitano che con questo saluto il sacerdote «annunzia alla comunità radunata la presenza del Signore», tuttavia si tratta di una presenza che ciascuno deve saper riconoscere e accogliere.
Ed è l’augurio che presidente e assemblea si rivolgono a vicenda nei riti di introduzione, ma vale anche per gli altri tre momenti liturgici in cui questo saluto è rivolto all’assemblea. Inoltre questa dimensione augurale è confermata dalle formule alternative del saluto iniziale proposte dal Messale Romano e dalle lettere dell’apostolo Paolo. La risposta «E con il tuo spirito» è speculare, cioè rivolge lo stesso augurio al presidente che, come tutti i fedeli, anzi di più per il ruolo che svolge, ha bisogno di cogliere, accogliere e manifestare la presenza del Signore.
Si è voluto mantenere la formulazione biblica originaria di questa risposta che significa «E anche con te», per sottolineare che si tratta di un saluto che evoca la storia della salvezza che nell’Eucaristia viene attualizzata oggi, qui, per noi.
Il vezzo di far precedere questo saluto con un semplice «buon giorno» o «buona sera», nella messa o in altri momenti di preghiera liturgica, è deviante. Questi saluti sono preziosi, ma trovano il loro proprio spazio nell’accoglienza prima della messa e nell’amabile e opportuno intrattenersi con i fedeli al termine della celebrazione. ...(continua)
O Signore,
poiché è vero che perdoni tanti peccati
per un'opera di misericordia,
aiutaci a fare nostro l'insegnamento del Battista.
Insegnaci a donare più che a ricevere
e a donare Te: vera ricchezza!
Rendici capaci o Dio, di praticare
la giustizia e la carità.
(Lucia Giallorenzo)