Menu principale:
Liturgia della Domenica 2010 > Avvento
29 novembre 2009
DOMENICA 1ª di AVVENTO/C
Luca - La venuta del Figlio dell’uomo (21,25-28.34-36)
...“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».”
Avvento è parola la cui radice latina significa: venire accanto, farsi vicino. E il tempo in cui tutto si fa più vicino: Dio all'uomo, l'altro a me, io al mio cuore. E sempre tempo d'Avvento, allora, sempre tempo di abbreviare distanze, di conquistare vicinanza. Avvento è quel tempo magnifico che sta tra il gemito delle cose e la venuta di Cristo, lunga ora tra doglie e parto, di cui ci parla il drammatico Vangelo di Luca. Dio ha giudicato il mondo e l'ha trovato
lontano. Ma invece di sdegnarsi, è lui stesso che si carica della distanza, s'incarica di tutti i passi. Dio ha giudicato l'uomo e l'ha trovato lontano. E invece di condannarlo, si pone in cammino a ricucire i lembi della lontananza. Il Signore giudica me e mi trova con il cuore appesantito, e viene più vicino, lui l'unico che parla al cuore.
Quando avverrà tutto questo? Gesù invece di rispondere quando avverranno le cose ultime, indica come attenderle nel tempo intermedio.
Il quando avverranno è adesso: il cristiano non evade, abita il quotidiano, intercede, letteralmente cammina in mezzo, medicando le piaghe, curando i germogli. E anche il germe divino, quel piccolo Dio che ha da fiorire in ognuno di noi.
Attesa e attenzione sono le due parole tipiche dell'Avvento.
Attesa di Dio, Colui-che-viene, eternamente incamminato verso di me. Attesa come di madre: la donna sa nel suo corpo, da dentro, cosa significa attendere; è il tempo più sacro, più creatore, più felice. Attendere, infinito del verbo amare. Tutte le creature attendono, anche il grano attende, e le pietre e la notte, tutta la creazione attende un Dio che viene, che ha sempre da nascere.
State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano. Vivere con attenzione, perché «la più grave epidemia moderna è la superficialità» (R. Panikkar). Vivere attenti al cuore, prima di tutto, perché è la casa della vita, è la porta di Dio. L'incarnazione non è finita, accade continuamente. Dio nasce perché io nasca. L'uomo non è mai nato del tutto, e deve affrontare la fatica di generarsi di nuovo, o sperare di essere generato... la speranza è fame di nascere del tutto, di portare a compimento ciò che custodiamo in noi.
Verrà sulle nubi, ma già viene: nei piccoli gesti dei cuori puri, nella luce intima che indica la via, in una delicatezza inattesa, viene attraverso le persone che amo e che ho accanto, come talenti. Sono il suo linguaggio, la mano dei suoi doni. Ogni carne è intrisa di Dio.
Tratto da un articolo di Ermes Ronchi
Per celebrare meglio …. Tratto da un articolo di Silvano Sirboni
.. 4. Il canto d’ingresso come lo si canta?
(prosegue il cammino di riflessione per una nostra partecipazione più attiva)
Il testo del canto d’ingresso, anche se non è quello proposto dal Messale Romano, non solo deve essere corretto dal punto di vista dottrinale ma, per quanto possibile, anche nel linguaggio dovrebbe essere evocatore dei grandi temi biblici, cercando di evitare quei testi profondamente segnati sia nel contenuto che nel linguaggio dallo psicologismo individualista. Grazie a Dio sono sempre più numerosi questi canti verso i quali orienta il «Repertorio nazionale di canti per la liturgia» edito dalla CEI. Ci si scorda però facilmente che anche il modo di eseguire un canto può essere di ostacolo alla partecipazione dell’assemblea. In altre parole, ci si scorda che il coro è a servizio dell’assemblea.
Il suo compito è quello di «eseguire a dovere le parti che gli sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto» (OGMR 103). Spesso la tentazione di una corale o cappella è quella di esibirsi; per cui anche , una modalità di esecuzione troppo ricercata finisce facilmente per impedire la partecipazione dei fedeli. L’esecuzione da parte del coro di un canto al quale si vuol far partecipare l’assemblea, deve essere senza dubbio corretta, a più voci, ma senza quelle leziosità barocche che non si possono esigere da un’assemblea, anzi la mettono in soggezione e la ammutoliscono. La stessa osservazione vale sul versante opposto per quei canti che, assai adatti per manifestazioni giovanili, vengono poi introdotti nella messa della comunità parrocchiale isolando ancora una volta l’assemblea. Al termine del canto d’ingresso i fedeli devono sentirsi partecipi del rito in atto, in comunione fra di loro e con i ministri che hanno accompagnato verso l’altare, con il cuore pronto a percepire e ad accogliere quel mistero di Dio che si rende visibile nei segni liturgici.. (continua)
Signore mio Dio,
il mio cuore è pesante, i miei occhi sono nel buio:
non riesco a vedere segni di bene attorno a me.
Mi porrò in ascolto della Tua Parola,
per riscoprirTi fedele alle Tue promesse.
Troverò rifugio nella preghiera,
che mi donerà nuova fiducia in Te e luce al mio sguardo.
Imparerò a vedere la Tua presenza in mezzo a noi, ad impegnarmi
e a comunicare agli altri messaggi di speranza.
Madì Drello
Don Mariano Grosso, osb