SANTUARIO B. V. MARCELLIANA


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19° Domenica T.O.

Liturgia della Domenica 2011 > Tempo Ordinario

Grado della Celebrazione: DOMENICA - Anno A
Giorno: 7 Agosto 2011
Colore liturgico:
verde

Oggi il Signore Gesù ci domanda di andare a lui con tutta confidenza. Malgrado il vento e la tempesta, malgrado il dubbio e le contraddizioni egli ci chiama. La fede è la garanzia della presenza di Cristo anche nei momenti più dolorosi, e questa presenza reca calma, pace e serenità.


Gesù ai discepoli: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»
Nel mare, con un vento contrario che ostacola la navigazione della fragile barca, i discepoli credono di vedere un fantasma venire verso di loro (Vangelo). Quella figura, che appare evanescente, priva di consistenza reale, è, invece, Gesù, che li invita a non aver paura e a fidarsi di lui, chiamando Pietro verso di sé e incoraggiando la sua poca fiducia. È un episodio simbolico, che lascia trasparire il cammino della Chiesa nel mare agitato e tumultuoso del mondo: sempre insidiati dal mistero del male, a volte i discepoli di Cristo pensano che lui sia lontano.
Invece, il Signore si avvicina con discrezione, quasi un soffio leggero (I Lettura) per non costringerei all'evidenza, ma sempre per suscitare e rinnovare la fede. Dà prova che, quando nella "barca della Chiesa" c'è lui, essa è certa di non soccombere alle potenze del peccato, perché pervasa dalla sua sovrabbondante misericordia. E allora, con lo stesso slancio di Pietro, corriamo verso Gesù: anche se la nostra fede è spesse volte debole, egli la rinvigorirà e metterà pace nei nostri cuori, rendendoli caldi del suo amore e pronti alla testimonianza cristiana.

Tiberio Cantaboni



Prima Lettura (dal primo libro dei Re 19,9a. 11-13a).
Dio si rivela ad Elìa, in un momento drammatico della vita del profeta, nella calma di una leggera brezza, non nel vento, né nel terremoto, né nel fuoco .


Salmo responsoriale (Sal 84/85,9-10.11-14).
Anche noi con il salmista possiamo fare l'esperienza di sentire la presenza di Dio nel nostro cuore: egli dona amore, verità, giustizia e pace. Per questo cantiamo:

Mostraci, Signore, la tua misericordia!


Seconda Lettura (dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani 9, 1-5).
Paolo sente con passione e persino con tenerezza il problema del destino di Israele, il popolo eletto erede delle promesse, che ha dato i natali a Cristo.



Dal Vangelo di Matteo Gesù cammina sulle acque. (14, 22-33)
In Gesù che cammina sulle acque i discepoli intravedono la potenza benefica di Dio. La vicenda di Pietro salvato dalle acque dimostra che la forza del discepolo e della Chiesa sta nella fede in Cristo.


… “[In quel tempo, dopo che la folla ebbe mangiato], 22subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei Tu, comandami di venire verso di Te sulle acque».


29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a Lui, dicendo: «Davvero Tu sei Figlio di Dio!».” ...




ÿ+ÿ


I discepoli si sentono abbandonati nel momento del pericolo, lasciati soli a lottare contro le onde per una lunga notte. Come loro anche noi ci siamo sentiti alle volte abbandonati, e Dio era lontano, assente, era muto.
Eppure un credente non può mai dire: «Io da solo, io con le mie sole forze», perché non siamo mai soli, perché intrecciato al nostro respiro c'è sempre il respiro di Dio, annodata alla nostra forza è la forza di Dio.
Infatti Dio è sul lago: è nelle braccia di chi rema, è negli occhi che cercano l'approdo. E la barca, simbolo della nostra vita fragile, intanto avanza nella notte e nel vento non perché cessa la tempesta, ma per il miracolo umile dei rematori che non si arrendono, e ciascuno sostiene il coraggio dell'altro.
Dio non agisce al posto nostro, non devia le tempeste, ma ci sostiene dentro le burrasche della vita. Non ci evita i problemi, ci dà forza dentro i problemi.

Poi Pietro vede Gesù camminare sul mare: «Signore, se sei Tu, comanda che io venga da Te sulle acque».
Pietro domanda due cose: una giusta e una sbagliata. Chiede di andare verso il Signore. Domanda bellissima, perfetta: che io venga da te. Ma chiede di andarci camminando sulle acque, e questo non serve.
Non è sul mare dei miracoli che incontrerai il Signore, ma nei gesti quotidiani; nella polvere delle strade come il buon samaritano e non nel luccichio di acque miracolose. Come Pietro, fissare lo sguardo su Gesù che ti viene incontro quando intorno è buio, quando è tempesta, e sentire cosa ha da dire a te, solo a te: vieni! Con me tutto è possibile!
«E venne da Gesù» dice il Vangelo. Pietro guarda a lui, non ha occhi che per quel volto, ha fede in lui, e la sua fede lo rende capace di ciò che sembrava impossibile. Poi la svolta: ma vedendo che il vento era forte, si impaurì e cominciò ad affondare. In pochi passi, dalla fede che è saldezza, alla paura che è palude dove sprofondi. Cosa è accaduto? Pietro ha cambiato la direzione del suo sguardo, la sua attenzione non va più a Gesù ma al vento, non fissa più il Volto ma la notte e le onde.



Quante volte anch'io, come Pietro, se guardo al Signore e alla sua forza posso affrontare qualsiasi tempesta; se guardo invece alle difficoltà, o ai miei limiti, mi paralizzo.
Tuttavia dalla paura nasce un grido: «Signore salvami!».
Un grido nel buio, nel vento, nel gorgo che risucchia. E dentro il grido c'è già un abbraccio: ho poca fede, credo e dubito, ma tu aiutami!
Ed è proprio là che il Signore Gesù ci raggiunge, al centro della nostra debole fede. Ci raggiunge e non punta il dito per accusarci, ma tende la mano per afferrare la nostra, e tramutare la paura in abbraccio.


da un articolo di P. Ermes Ronchi



RENDERE GRAZIE CON L'APOSTOLO.
vd. Romani 9, 1-5


Quando il nostro cuore si apre
al Vangelo di Gesù, il tuo Figlio,
noi cominciamo a ragionare
e a comportarci da fratelli
e proviamo dolore sincero
per tutti coloro che vagano disorientati
senza trovare la via che porta a te.
Benedetto sei tu, o Padre, che ci ispiri
la ricerca di chi si è perduto
e l'annuncio della tua bontà.




APOSTOLATO DELLA PREGHIERA - Intenzioni - Agosto 2011


Generale: Perché la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolge a Madrid incoraggi tutti i giovani del mondo a radicare e fondare la loro vita in Cristo.

Missionaria: Perché i cristiani dell'Occidente, docili all'azione dello Spirito Santo, ritrovino la freschezza e l'entusiasmo della loro fede.

Dei Vescovi: Perché lo Spirito Santo conceda ai giovani di accogliere con coraggio l'invito di Gesù che li chiama alla sequela: sperimentino la gioia della vocazione cristiana, che scaturisce dall'amore del Signore e può compiersi solo grazie a una risposta d'amore.

Mariana: Maria assunta in cielo ravvivi in noi la fede e la speranza.


62a SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE
Trieste, 22-26 agosto 2011

"DIO EDUCA IL SUO POPOLO"
La Liturgia, sorgente inesauribile di catechesi


La liturgia, luogo educativo (Card. Angelo Comastri)
Catechesi e liturgia (Don Giuseppe Biancardi)
Parola di Dio e Liturgia (Mons. Luciano Monari)
La Chiesa Madre di Aquileia (Prof. Giuseppe Cucito)
Teologia estetica ad Aquileia (Mons. Crispino Valenziano)
Liturgia e iniziazione cristiana (Mons. Bruno Forte)
Liturgia ed educazione alla vita buona del Vangelo (Dott. Luca Diotallevi)
La missione evangelizzatrice della Chiesa oggi (Card. Angelo Scola)

Rivolgersi a: Centro Azione Liturgica, Segreteria, Via Liberiana, 17 - 00185 Roma.
Tel. 06.47.41.870; Fax 06.47.41.860. Email: calrm@tiscali.it



Verso il 25° Congresso Eucaristico Nazionale


NOI IN CRISTO E CRISTO IN NOI
Eucaristia, celebrazione, adorazione


«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56).
"Rimanere" indica non un incontro fugace, ma un dimorare sistematico, un modo di essere. L'uomo "esiste" in Cristo. Cristo è la dimora "esistenziale" dell'uomo. «Rimanere in Cristo» è l'unico modo autentico di essere. Al di fuori di Cristo manca il fondamento dell'essere: «senza di lui nulla» (Gv 1,3). Non resta che il vuoto, il nichilismo e l'attuale cultura dell'effimero.
La condizione dell'uomo senza dimora esistenziale si profilò dopo il peccato d'origine, quando Dio cercò Adamo: «Dove sei?». Lo stesso interrogativo viene rivolto ad ognuno di noi: uomo, dove sei? dove fondi la tua esistenza? dove è la tua consistenza? dove ti sei smarrito?
Gesù Cristo è questo Dio alla ricerca dell'uomo: Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10). Egli dona all'uomo se stesso come dimora e chiede di dimorare nell'uomo, per donargli la sua vita. C'è una immanenza reciproca: noi in Cristo e Cristo in noi. L'Eucaristia ci fa "rimanere" in Cristo anche dopo la celebrazione liturgica: nella adorazione prolungata, che è contemplazione e lettura orante della Parola di Dio, silenzio e ascolto del Silenzio eucaristico, espressione di gratitudine, di lode e di amore, premessa per "rimanere" in Cristo nella vita quotidiana.

Mons. Giuseppe Greco



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